Bishnoi: storia di un popolo da cui imparare

feb 25, 2026 | scritto da:

Quando si parla di tutela ambientale, si tende a collocare l’origine di questo impegno nell’epoca contemporanea: protocolli internazionali, movimenti globali, nuove sensibilità. In realtà, sappiamo bene che esistono comunità che sulla connessione con la natura hanno fondato la propria visione del mondo da tempi remotissimi. Una di queste è quella dei Bishnoi, diffusa principalmente nello stato indiano del Rajasthan, nelle aree semiaride del deserto del Thar.

La comunità nasce nel XV secolo attorno all’insegnamento di Guru Jambheshwar, conosciuto anche come Jambhoji. Il nome “Bishnoi” deriva da due parole in lingua locale che significano “ventinove”: sono i 29 principi che regolano la vita religiosa e sociale del gruppo. Non si tratta solo di precetti spirituali, ma di norme concrete che disciplinano il rapporto con l’acqua, il suolo, gli animali e la vegetazione.

Di Abdel Sinoctou - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=16488402
Di Abdel Sinoctou - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=16488402

Le 29 regole

In un contesto ambientale fragile come quello del Rajasthan, queste regole hanno avuto un valore pratico oltre che simbolico. Tra i principi più noti ci sono il divieto di abbattere alberi verdi, l’obbligo di proteggere la fauna selvatica e l’adozione di uno stile di vita che riduca l’impatto sulle risorse naturali.

L’albero di khejri, in particolare, è considerato essenziale per l’equilibrio dell’ecosistema locale: fornisce ombra, foraggio, stabilizza il terreno e contribuisce alla fertilità del suolo. La sua tutela non è un gesto isolato, ma parte di un sistema di regole coerente con le condizioni ambientali del territorio.

Khejri_tree

Per i Bishnoi, la protezione della natura non è un’attività separata dalla vita quotidiana, ma parte integrante dell’identità collettiva. La religione di riferimento è legata al culto di Vishnu, ma l’aspetto più distintivo è la traduzione dei valori spirituali in comportamenti concreti. La salvaguardia degli alberi e degli animali non è un gesto simbolico: è una responsabilità codificata.

La strage di Khejarli

Un episodio del XVIII secolo mostra in modo chiaro la coerenza di questa impostazione. Nel 1730, nel villaggio di Khejarli, alcuni funzionari del regno locale arrivarono per tagliare alberi destinati alla costruzione.

Secondo le cronache, una donna Bishnoi, Amrita Devi, si oppose all’abbattimento e abbracciò uno degli alberi per impedirne il taglio. Al suo gesto seguirono quelli di molti altri membri della comunità. L’episodio si concluse con la morte di 363 persone.

Al di là della dimensione drammatica, ciò che emerge è la coerenza tra principi dichiarati e comportamento collettivo. La difesa degli alberi non era un atto straordinario, ma la conseguenza di una regola condivisa. Questo evento è spesso citato come uno dei precedenti storici delle pratiche di resistenza non violenta in difesa dell’ambiente.

I Bishnoi oggi


By Kalpit Bishnoi - Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=90211792

Oggi i Bishnoi continuano a vivere in villaggi rurali, mantenendo una forte attenzione alla protezione non solo degli alberi, ma anche della fauna. Nelle aree dove sono presenti, è frequente osservare antilopi e altre specie selvatiche muoversi vicino ai centri abitati. La comunità interviene attivamente contro il bracconaggio e sostiene la cura degli animali feriti.

Non si tratta di una posizione ideologica, ma di un sistema di valori consolidato nel tempo, applicato nella vita quotidiana.

Una lezione ancora viva

Per chi si occupa di riforestazione e progetti agroforestali, come nel caso di Treedom, l’esperienza dei Bishnoi è preziosa. Dimostra che la tutela degli alberi può diventare parte della cultura condivisa di una comunità, non solo un obiettivo tecnico o un progetto temporaneo.

Gli alberi, in questo contesto, non sono semplicemente risorse economiche o strumenti di compensazione ambientale: sono elementi strutturali dell’equilibrio sociale ed ecologico.

C’è anche un altro aspetto rilevante. Le regole dei Bishnoi nascono in un territorio caratterizzato da scarsità d’acqua e condizioni climatiche difficili. La sostenibilità, in questo caso, non è una scelta accessoria ma una necessità. L’attenzione alla gestione delle risorse risponde a un’esigenza concreta di equilibrio collettivo.

Raccontare i Bishnoi non significa idealizzare una comunità o proporre un modello da replicare in modo meccanico. Significa riconoscere che esistono tradizioni in cui la relazione con l’ambiente è stata regolata da norme chiare e condivise per secoli. Per un progetto come Treedom, il punto non è solo piantare, ma creare condizioni di cura nel tempo. L’esperienza dei Bishnoi ricorda che la protezione degli alberi diventa più solida quando è sostenuta da responsabilità condivise e da una visione che collega ambiente e comunità.

 

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