Acqua potabile dal mare: ecco la desalinizzazione sostenibile

Dec 29, 2016 | scritto da:

La preoccupazione internazionale per la disponibilità della risorsa idrica è sempre più pressante. Ancora oggi, secondo il recente studio 'Savinglives, emergenza acqua' pubblicato da Oxfam, 748 milioni di persone nel mondo, circa 1 su 8, vivono senza accesso all’acqua potabile. Non solo: 2,5 miliardi sono prive di servizi igienico-sanitari a causa di guerre e catastrofi naturali. Un problema che manifesta la sua gravità e che smuove gli equilibri geopolitici a livello globale. 

Numerose sono le tecnologie per la desalinizzazione dell’acqua, cioè per la trasformazione dell’acqua raccolta dai mari in risorsa potabile, in fase di ricerca e sviluppo al momento. In parallelo sono in corso consultazioni internazionali per la promozione della cooperazione: ultima in ordine di tempo quella tra Arabia Saudita e Giappone nei settori delle infrastrutture energetiche per la dissalazione dell’acqua.

A dimostrazione della rilevanza delle potenziali ricadute del problema, è indicativo riportare che dal 2015 a oggi la Cina si è impegnata in 121 progetti di desalinizzazione, agendo su più di 1 milione di tonnellate di acqua di mare al giorno. La scarsità della risorsa idrica affligge notevolmente il Paese, uno tra i 12 con più problemi idrici al mondo. Da dati recenti risulta che in oltre 300 città non c'è acqua e che molte di quelle costiere non hanno accesso all’acqua potabile; una situazione, quest’ultima, che rischia di creare al 2030 un deficit idrico da 21,4 miliardi di metri cubi.

Una soluzione che appare molto promettente è al momento in fase di rodaggio nel deserto dell’Australia meridionale. L’azienda anglo-australiana Sundrop Farms, con sede a Port Augusta, sta producendo 17 mila tonnellate di pomodori all’anno in quella che sembrerebbe una serra da fantascienza. Senza terra, senza pesticidi e in una delle zone più aride del continente: che questo sia lo scenario di una florida produzione agricola appare improbabile, se non addirittura utopistico. Ma grazie all’oceano a 2 chilometri di distanza e alla pratica dell’agricoltura idroponica, le 180.000 piante crescono rigogliose senza erbicidi e su un substrato di bucce di cocco. 

Tutto ciò è possibile, e sostenibile, solo grazie all’installazione di un impianto a energia solare per la desalinizzazione dell’acqua pompata dal Golfo di Spencer. Ad alimentare l’insieme dei dispositivi è la luce del sole riflessa da 23.000 specchi e poi concentrata su una torre solare alta 115 metri. Una piccola centrale che in una giornata senza nuvole produce fino a 39 megawatt di energia.      

Negli Stati Uniti la pratica della dissalazione non è una novità, anche se solo nel 2015 è stato lanciato un progetto del MIT, il Massachusetts Institute of Technology, per la conversione dell’acqua salata in potabile grazie ad un dispositivo alimentato a energia solare. In Europa e Nord Africa si fanno passi avanti: attualmente Israele soddisfa il 40% del suo fabbisogno idrico grazie ad acqua proveniente dal Mar Mediterraneo trattata in impianti per la desalinizzazione.

L’obiettivo è uno: acqua sostenibile e per tutti!


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