Alla riscoperta della Canapa

Dec 17, 2015 | scritto da:

Non molti sanno che l’Italia è stata la seconda produttrice al mondo di canapa da fibra (dopo la Russia) e che inoltre produceva la migliore fibra tessile di canapa del mondo. Ho utilizzato un verbo al passato perché nel 1975 con tutte le restrizioni che vennero emanate, il settore venne abbandonato con 3 effetti principali che si riverberano tutt’ora e cioè:

a) la perdita di tutta l’esperienza accumulata nel passato nella coltivazione, scelta dei tempi di raccolta e lavorazione della fibra;
b) effetti negativi per il suolo, in quanto la canapa è ormai indispensabile all’agricoltura come coltura da rinnovo;
c) l’aspetto economico cioè l’abbandono di un settore ben sviluppato e fiorente.

La canapa aveva trovato un clima ottimo in Italia - anche se è una pianta molto adattabile - e aveva inoltre ricevuto un grande impulso alla coltivazione, soprattutto ai tempi delle repubbliche marinare. Per questo motivo si era sviluppato nei secoli un indotto che partiva dalle produzioni di cordame per le navi, fino alla carta per i documenti e poi, infine, per la realizzazione di fibra tessile.

Ho deciso di scrivere di questo tema perché mi sono interessato a questo mondo per motivi personali e legati all’agricoltura e poi perché, durante questa mia fase di riavvicinamento, mi sono capitati degli aneddoti legati alla demonizzazione di questa pianta che vorrei raccontare.

Se vi venisse in mente di coltivare la canapa dall’oggi al domani sappiate che ormai non è più una cosa impossibile, mentre un altro paio di maniche è farla diventare una coltura capace di remunerare le spese sostenute per coltivarla. L’Europa ci è venuta incontro con dei regolamenti attuativi sulla materia anche se, allo stesso tempo, ha cercato di privilegiare e proteggere un minuscolo monopolio francese che si occupa della produzione di semi con un bassissimo contenuto di THC (inferiore al 3%), che è il principio attivo di questa pianta e motivo per cui ne era stata bandita la coltivazione.

Questa condizione di privilegio francese ha fatto sì che non appena l’Italia ha cominciato a produrre in proprio un po’ di sementi delle varietà italiane (Carmagnola) rientrante in questo limite, immediatamente la CEE ha risposto con un abbassamento del limite allo 0,2% di THC, con la minaccia di arrivare fino allo 0% se l’Italia (che produceva la migliore fibra tessile di canapa del mondo) insisterà nel volersi adeguare a questo nuovo parametro.

È chiaro che gli ostacoli in questo senso siano ancora moltissimi! La coltivazione della canapa per la produzione di semi è solo uno dei rami di questo business, che va di pari passo con la raccolta delle infiorescenze, la raccolta della canapa per farne della fibra per i tessuti, per l’utilizzo nella bio-edilizia o per la produzione della carta.

A Volterra ho incontrato persone e società stanno cercando di ripristinare la filiera di produzione della canapa. Certo siamo solo agli inizi, ma tanti ostacoli sono già stati superati nonostante le reticenze legate ancora agli effetti psicotropi della canapa. È così che anche le forze dell’ordine a volte si trovano spiazzate, in una situazione di incertezza tra l’incudine e il martello, e cioè tra una materia di non facile gestione dal punto di vista legale e le nuove normative in merito. Tanto è vero che a Volterra, ai tempi della prima coltivazione legale di canapa da infiorescenza, le acque sono state un po’ agitate. Così è accaduto che, seppur nel completo rispetto delle norme e dei regolamenti, per alcuni giorni e durante il periodo di raccolta, macchine in servizio delle forze dell’ordine girassero per i campi dove venivano raccolte bellissime e profumatissime cime di canapa. La piantagione recava cartelli indicanti il basso tenore di THC delle piante e la legalità del punto di raccolta, ma sono certo che qualcuno di giorno o di notte avrà tentato di appropriarsi di uno di questi bellissimi fiori e, rievocando uno spirito hippy un po’ sopito, abbia tentato di fumarselo sperando in un qualche effetto. Deluso si sarà arreso all’evidenza che la canapa finalmente ritornerà legale e riacquisterà il suo posto tra le piante più utili all’uomo!

La lotta in Italia non è finita e così succede che, mentre un numero sempre maggiore di paesi scopre l’utilità della canapa, ne rivaluta gli usi medici e legalizza la marijuana, una miope burocrazia comunitaria cerca di impedire in tutti i modi che i problemi dell’ambiente e della medicina possano trovare le soluzioni che da tanto tempo stanno aspettando.

Riccardo, il manager forestale di Treedom

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