Arriva Cowspiracy, il documentario di Leonardo Di Caprio che sfida il movimento ambientalista

Oct 07, 2015 | scritto da:

Che cosa hanno in comune una mucca e un’automobile? Entrambe emettono gas serra dannosi per l’ambiente, con la differenza che la prima libera in atmosfera metano, da 25 a 100 volte più dannoso della CO2 nella produzione del cosiddetto effetto serra. Gli allevamenti di animali destinati all’alimentazione umana sono responsabili, quindi, di oltre il 51% delle emissioni di gas serra nel mondo, contro il 13% del settore dei trasporti. A questo si aggiunge che la maggior parte delle associazioni ambientaliste tace riguardo questo delicatissimo argomento. Questo è ciò che viene pubblicamente denunciato da Cowspiracy, un documentario che promette di generare una rivoluzione epocale all’interno del movimento ambientalista.

La narrazione comincia con il percorso di ricerca personale di Kip Andersen, co-regista del documentario, fervente ambientalista, che nei suoi tentativi di adottare uno stile di vita più ecosostenibile, scopre i dati dell’impatto dell’industria animale sul pianeta: per esempio, l’acqua necessaria per produrre un solo hamburger corrisponde a quella di due mesi di docce. A questo si aggiunge che anche le più autorevoli associazioni ambientaliste ignorano questo tema, come se fosse in atto una vera e propria congiura (da qui la scelta del titolo, gioco di parole tra “cow”, mucca e “conspiracy”, congiura).

L’obiettivo è proprio cercare di far luce sulle motivazioni che spingono le più importanti associazioni ambientaliste a non diffondere queste informazioni e di conseguenza a non includere, tra i comportamenti da adottare per salvare il pianeta, la riduzione del consumo di carne, pesce e prodotti derivati.

Il documentario è stato finanziato inizialmente con una campagna di crowdfunding, poi alcuni mesi fa Leonardo Di Caprio ha deciso di sostenerlo, diventando produttore esecutivo di una nuova versione ampliata, uscita a metà settembre sulla popolare piattaforma di streaming Netflix e che sarà disponibile anche in Italia dal prossimo 22 ottobre.

Il percorso dell’inchiesta ha incontrato diversi momenti difficili, minacce velate, scoperte drammatiche, come che la principale causa di deforestazione dell’Amazzonia è la creazione di nuovi pascoli e campi di soia per produrre mangimi.

 

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