Bangladesh: combattere la povertà con l'energia solare

Feb 21, 2017 | scritto da:

Avete mai provato a considerare quanto si dia per scontato l’accesso continuo all’energia elettrica? Forse al verificarsi di un blackout, o più banalmente quando ‘salta la corrente’. L’elettricità, anche solo in quantità molto limitata, è cruciale per la qualità della vita degli individui: illuminazione, comunicazione, riscaldamento, pompaggio di acqua per usi igienici e servizi per le piccole imprese sono solo alcune delle attività che non potrebbero prescindere dal ricorso all’energia.

Il Bangladesh, una delle culle del microcredito, assiste oggi ad una nuova rivoluzione: è diventato uno dei principali mercati mondiali nel campo degli impianti solari domestici. La diffusione di pannelli per la produzione di energia nelle aree semirurali, non raggiunte dalla comune rete elettrica, ha assunto un ruolo cruciale nel contrasto alla povertà. I residenti di queste zone più remote erano obbligati a ricorrere a lampade a cherosene e a rumorosi generatori diesel, che servono interi villaggi per parte delle ore notturne.

Dal 2003 la Infrastructure Development Company Limited (Idcol), azienda leader del settore partecipata dal governo locale, ha installato 3,95 milioni di piccoli pannelli solari off-grid – cioè autonomi rispetto all’approvvigionamento dalla rete centrale – su altrettante abitazioni, raggiungendo oltre 18 milioni di persone.

Il Bangladesh è il paese più densamente popolato al mondo e grazie alla sua estensione ridotta si possono facilmente raggiungere tutte le regioni del territorio nazionale via terra. Un vantaggio notevole se si considerano le difficoltà che un’azienda come la Selco, il corrispettivo della Idcol nella vicina, molto estesa ed eterogenea India, ha dovuto superare per installare 'soli' 350.000 pannelli solari residenziali dal 1995 ad oggi.  

Mahmood Malik, direttore esecutivo della Idcol, descrive l’avvento di questa tecnologia nelle aree povere rurali come “una rivoluzione silenziosa che non percepisce stando comodamente seduto in una casa di città”. L’energia solare è accessibile, rinnovabile più economica sul lungo periodo delle lampade al cherosene e dei generatori a combustibile. Le stime riportano che, a fronte di una spesa mensile di 3,000 taka (38 dollari circa) a cui gli abitanti delle zone rurali dovevano provvedere, l’installazione dei pannelli solari richieda un investimento iniziale di 6,500 taka (83 dollari circa), che un agricoltore stima di poter ripagare in due anni, e poi spese mensili per 1,355 taka (17 dollari circa).

In un paese dal tipico clima tropicale, le aziende produttrici hanno dovuto pensare proprio a tutto. Ogni pannello si può facilmente rimuovere e mettere al chiuso in caso di evento meteorologico estremo. Un notevole supporto alla lotta alla povertà. 


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