Cargill rinnova il suo impegno di no-deforestazione, ma Greenpeace vuole di più

Sep 22, 2015 | scritto da:

Cargill è una multinazionale statunitense attiva nel settore alimentare che, in occasione del primo anniversario della New York Declaration on Forests (NYDF), firmata da aziende, governi e ONG, ha rilasciato una nuova policy per prevenire la deforestazione.

"La deforestazione è un problema globale, ma una sfida locale. Siamo impegnati a lavorare con gli agricoltori, il governo, le imprese, le organizzazioni di difesa e i consumatori per implementare soluzioni su misura. La nostra politica sulle foreste è un modo per nutrire una popolazione mondiale in crescita, proteggendo anche gli ecosistemi forestali per le generazioni a venire”. Questo è quanto dichiara Paul Conway, vice presidente di Cargill.

Con la firma della Dichiarazione di New York, lo scorso anno, Cargill si impegnava a dimezzare la deforestazione nel 2020 e a eliminarla completamente entro il 2030. A oggi, i nuovi piani strategici delineano misure specifiche che aiuteranno l'azienda a raggiungere il suo obiettivo, per esempio:

  • lavorare con un approccio multi-stakeholder e collaborare con i consumatori, gli agricoltori, i fornitori, il governo e le organizzazioni per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità;
  • garantire una filiera di olio di palma sostenibile in Indonesia e Malesia;
  • continuare a far crescere il programma di coltivazione sostenibile della soia in Paraguay;
  • sostenere una proroga della moratoria della soia brasiliana a tempo indeterminato, fino a quando verrà raggiunto un approccio alternativo valido;
  • aiutare gli agricoltori in Zambia, dove Cargill acquista direttamente cotone e mais da più di 70.000 agricoltori.

Tutto questo sarà sufficiente? Secondo Matt Daggett, leader della campagna per le foreste di Greenpeace, c’è bisogno di più: “Lo scorso settembre il CEO di Cargill, Dave MacLennan, ha firmato la New York Declaration on Forests (NYDF)e si è impegnato a "eliminare la deforestazione causata dalla produzione di prodotti agricoli" entro e non oltre il 2020. Poiché non è riuscito a sostenere questo impegno, attraverso la definizione di una nuova scadenza, il 2030, sta dando alla società altri dieci anni per trarre profitto dalla distruzione delle foreste”.

“Qualora Cargill volesse fare sul serio, dovrebbe fare due cose. In primo luogo, dovrà garantire che la moratoria della soia in Brasile si rinnovi, e poi, nel tempo, si estenda alle foreste pluviali sudamericane sempre più minacciate dall'espansione delle coltivazioni. In secondo luogo, Cargill dovrà collaborare con altri operatori per proteggere le foreste indonesiane dalla produzione di olio di palma e di altre materie prime. Solo allora Cargill comincerà a raggiungere gli ambiziosi obiettivi che si è prefissata.”

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