“Chi è stato?” L’ultima campagna del WWF Italia tra guerrilla e buzz marketing.

Oct 06, 2014 | scritto da:

 

In una famosa piazza milanese è stato ritrovato il corpo di un (finto) rinoceronte senza il suo corno e con un telo bianco addosso. L'animale sembra aver subito un’uccisione efferata, lo si capisce dalle macchie di sangue. Tutt’intorno un nastro a delimitare la zona, il WWF indaga per fare luce sul delitto. Non serve essere passati da Piazza Cadorna a Milano lo scorso 2 Ottobre per sapere dell’ultima campagna di sensibilizzazione del WWF Italia contro i crimini di natura. Questo perché una campagna di guerrilla marketing ben progettata funziona, ma può funzionare meglio con il supporto dei social network e conoscere quindi un altissimo livello di diffusione. Con l’espressione guerrilla marketing si intende una forma di promozione non convenzionale ottenuta attraverso l’utilizzo creativo di mezzi e strumenti aggressivi che fanno leva sull’immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali.

Questo è esattamente ciò che è stato fatto e ciò che è stato ottenuto da questa campagna. Per sensibilizzare sulle stragi di cui questi animali sono vittime indifese, per dirci che li stiamo perdendo per sempre, il WWF ha portato il problema nelle nostre piazze trattandolo in tutta la sua drammaticità e la sua cruenza. Naturalmente quanto accaduto non ha lasciato indifferenti i passanti: si sono avvicinati incuriositi, increduli, attoniti...ma anche inorriditi. Poi sono partite le condivisioni: social, foto, video, web. E qui parte la seconda e non meno importante fase del piano. Infatti, il tutto è stato egregiamente supportato dalla storia narrata e dalla curiosità stuzzicata sui social dal promotore dell’evento. Il WWF, dai suoi account ufficiali Twitter e Facebook, utilizzando espressioni come “faremo luce sull’accaduto”, “scopriremo chi è stato”, “efferato delitto” è riuscito ad attirare l’attenzione del pubblico, il quale risponde a questa “aggressiva” strategia di comunicazione con l’esigenza di esprimere la propria opinione. Ecco che si innesca una vera e propria strategia di buzz marketing, anche detto marketing relazionale, una terza fase, quella forse più importante, volta ad accrescere quantitativamente il numero delle conversazioni e l’interesse riguardanti l’iniziativa, dando alle persone motivo di parlare e di far parlare di essa. Perché di questo grosso e tragico problema occorre che se ne parli.

La campagna di sensibilizzazione ha ottenuto grandi risultati e non possiamo che complimentarci: ottimo lavoro!

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