Chiacchiere tra alberi: gli studi di Suzanne Simard

Aug 31, 2016 | scritto da:

Quante volte, camminando in un bosco, ci siamo chiesti se la natura è in grado di parlare, di comunicare tra tutti i suoi elementi? Forse abbiamo cancellato velocemente la domanda con un semplice “impossibile”, ma Suzanne Simard, professoressa di ecologia forestale all’Università della British Columbia, negli ultimi trent’anni ha provato a dare una risposta affermativa a tale domanda e lo ha spiegato a una delle conferenze TED dello scorso giugno.

Quando iniziò le sue ricerche, alcuni scienziati avevano da poco scoperto che, in vitro, la radice di una plantula di pino poteva trasmettere carbonio alla radice di un'altra plantula di pino. Doveva essere ancora dimostrato se poteva accadere anche in natura. Per dimostrarlo Suzanne compì degli esprimenti nelle profondità della foresta facendo crescere 80 repliche di tre specie: la betulla da carta, l'abete di Douglas e il cedro rosso del Pacifico.

La sua ipotesi era che la betulla e l'abete fossero connessi in una rete sotterranea, e che il cedro, al contrario, vivesse in un mondo tutto suo. Comprò delle buste di plastica, del nastro adesivo, del panno parasole, un timer, un camice usa e getta, un respiratore e prese in prestito dalla sua università un contatore Geiger, uno a scintillazione, uno spettrometro di massa, dei microscopi, delle siringhe piene di anidride carbonica radioattiva, contenente carbonio 14, e alcune bottiglie ad alta pressione di anidride carbonica contenente l'isotopo stabile, il carbonio 13. Una volta nella foresta, posizionò le buste di plastica sugli alberi selezionati. Prese le siringhe e iniettò all’interno delle buste l’anidride carbonica contente gli isotopi traccianti iniziando dalla betulla. Carbonio 14 e gas radioattivo andavano sulla betulla; sull’abete andava il carbonio 13, l'isotopo stabile. Così su 80 repliche.

In un’ora gli alberi avrebbero assorbito la CO2 attraverso la fotosintesi, trasformandola in zuccheri. La parte in forse era se, una volta trasmessa alle radici, avrebbero inviato il carbonio ai loro vicini, sottoterra. Trascorso il tempo necessario, appoggiando il contatore Geiger sulle foglie prima della betulla e poi dell’abete Suzanne misurò la radioattività. Il suono era lo stesso: i due alberi si parlavano e avevano appena fatto uno scambio!

Il cedro invece, come sospettato, non parlava, restava semplicemente nel suo mondo. Dagli esperimenti successivi si notò come in estate, la betulla inviava più carbonio all'abete di quanto questo ne inviasse alla betulla, soprattutto quando l'abete si trovava all'ombra. Ma anche che l'abete inviava più carbonio, quando stava ancora crescendo, mentre la betulla non aveva le foglie. Le due specie dipendevano l'una dall'altra. Non era solo il carbonio l’argomento delle loro conversazioni, ma anche l’azoto, il fosforo, l’acqua. Ancora qualche esperimento e studio e venne alla luce che alla base degli scambi vi erano la micorriza cioè la radice-fungo. In sostanza, quando le cellule fungine interagiscono con quelle radicali si verifica uno scambio di carbonio e nutrienti, e il fungo ottiene quei nutrienti crescendo attraverso il suolo e rivestendo ogni particella del suolo stesso. La rete è così densa che possono esserci centinaia di chilometri di micelio sotto un solo passo. Inoltre, il micelio connette diversi individui nella foresta, non solo della stessa specie ma anche di specie diverse, come l'abete e la betulla. Funzionando come una rete. E come tutte le reti ci sono nodi e collegamenti. I nodi più grandi sono quelli più attivi che durante gli esperimenti vennero chiamati ‘alberi hub’ o ‘alberi madre’ perché nutrivano quelli più giovani che stavano crescendo nel sottobosco.

Un albero madre può essere connesso a centinaia di altri alberi. Utilizzando gli isotopi traccianti si è scoperto che gli alberi madre inviano il loro carbonio in eccesso, attraverso la rete micorrizica, alle plantule del sottobosco, e grazie a questo fenomeno le plantule hanno quattro volte più possibilità di sopravvivere. Gli alberi madre colonizzano la prole con reti micorriziche più estese. riducendo persino il proprio livello di competizione radicale per poter far spazio ai propri figli. Inoltre, quando gli alberi madre vengono feriti o muoiono, inviano dei messaggi di saggezza alle successive generazioni di plantule.

Quindi sì, gli alberi parlano e la foresta comunica, anche se è vulnerabile. Essendo un sistema complesso di reti si possono prelevare (leggi tagliare) due o tre alberi hub, ma c’è un limite, altrimenti tutto il sistema crolla. Se invece ci si limita al taglio di piccoli appezzamenti, mantenendo gli alberi madre e rigenerando la diversità a livello di specie, queste reti micorriziche si riprendono davvero in fretta, mostrandosi un potente alleato contro i cambiamenti climatici che minacciano le foreste. 

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