Coca Cola apre un impianto nella Striscia di Gaza

Jul 21, 2015 | scritto da:

Le trattative sono terminate e la costruzione del primo impianto della Coca-Cola a Gaza è iniziata. Può apparire un evento di scarsa importanza, ma il suo rilievo politico, economico, sociale e geopolitico è importantissimo. Ma molti sembrano non voler vedere l’elefante nella stanza: l’impatto ambientale.

Israele ha autorizzato un imprenditore palestinese, Zahi Khouri, ad aprire uno stabilimento della Coca Cola nella Striscia di Gaza, dando così il via sia ad una maggiore presenza del prodotto, sia  all'assunzione di centinaia di operai e personale. Dulcis in fundo, “Il business può dare un contributo importante per la pace” ha dichiarato Khouri. Vale a dire che lo sviluppo economico può essere una medicina contro la guerriglia. 

E ora passiamo all’elefante nella stanza.  Qual è il più grava problema della Striscia di Gaza? La scarsità idrica. Secondo un rapporto dell’Onu il milione e mezzo di abitanti di questo lembo di terra potrebbe trovarsi senza acqua potabile entro il 2016; salvo che non si trovino i finanziamenti per un impianto di dissalazione per trasformare l’acqua salata in dolce. Quella di Gaza è una situazione limite, a causa dell’eccessivo inquinamento (non c’è controllo sulle acque reflue) e  per lo sfruttamento smodato dell’unica falda acquifera disponibile, che è condivisa con Israele ed Egitto.

E la Coca Cola? Gli impianti disseminati in tutto il mondo hanno spesso provocato dissapori e battaglie. Il caso dell’India, in particolare del villaggio di Mehdiganj, ha mostrato che gli stabilimenti offrono posti di lavoro e fanno girare l’economia, ma le conseguenze si pagano sul lungo termine: le falde acquifere vengono prosciugate. La falda idrica è una risorsa comune necessaria per soddisfare esigenze basilari: bere, cucinare, pulire ma anche fornire acqua per il bestiame e l’irrigazione dei campi. Quello che viene spesso contestato alla Coca Cola è  proprio il diritto all’acqua, o meglio i diritti delle comunità sulle loro risorse naturali.

Quello dell’India è solo un esempio, e negli ultimi dieci anni la Coca Cola sembra aver fatto dei passi avanti nel mondo green.

Speriamo solo che la storia non si ripeta!

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