Colture antiche per aiutare l'agricoltura moderna

May 07, 2017 | scritto da:

Chi soffre di più il cambiamento climatico? Gli agricoltori e, di riflesso, anche le singole colture diventate via via più vulnerabili agli effetti del cambiamento in atto che sta portando molta più siccità o al contrario forti piogge, specialmente nella regione del Mediterraneo e in gran parte dell’Africa e, di recente, anche nel Nord Europa. Tutte zone adibite a colture intensive di mais e grano che hanno bisogno di un clima stabile per crescere. Urge quindi trovare un rimedio e sembra che i ricercatori l’abbiano trovato nelle specie che abitano le zone con climi più caldi, abituate a temperature ben più elevate e perfette per incoraggiare la diversità e compensare i rischi di un tempo estremo. 

A portare avanti questo piano di lavoro ci pensa PROTEIN2FOOD, un progetto finanziato dalla UE e coordinato da Sven-Erik Jacobsen, professore all’Università di Copenhagen presso il dipartimento di Plant and Environmental Sciences, che si prefigge l’esplorazione di colture e legumi antichi per aiutare l’agricoltura moderna che al momento non è sostenibile, dato che impoverisce i terreni delle sostanze nutritive primarie e mette in crisi il sistema di approvvigionamento dell’acqua. 

Ma sicuramente, questo più che un progetto è una sfida, dato che bisognerà spostare gusti e modi di lavorare verso un mercato diverso con specie più resilienti. Al momento grande attenzione è stata rivolta a tre specie ad alto contenuto proteicoquinoa, amaranto e grano saraceno – e a legumi come fagiolini e lupini. Questi ultimi sarebbero delle valide alternative al latte e alla crema e PROTEIN2FOOD sta proprio studiando come riuscirci. Per quanto riguarda la quinoa invece, gli studiosi sostengono che ormai – essendo coltivata in più di 70 Paesi – è la degna erede dell’umile patata portata nel XVI secolo in Europa dal Sud America. La domanda sul mercato è viva e in continuo aumento grazie soprattutto al suo basso contenuto di glutine che la rende ideale per farine per il pane e la pasta. 

Tutte opzioni che vanno valutate e prese ancor più in considerazione se si considera che secondo la FAO la domanda mondiale di cibo aumenterà del 70% entro il 2050 e, poiché l’agricoltura contribuisce al cambiamento climatico e ne è a sua volta influenzata, occorre un sistema più sostenibile se si vogliono soddisfare le richieste della popolazione. 


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