COP21: gli accordi finali

Jan 11, 2016 | scritto da:

Della Cop21 di Parigi si è tanto parlato e, se ci segui da un po’, avrai letto qualche post riguardante i temi affrontati. Ma alla fin fine, se qualcuno ci chiedesse: “Cosa ne pensi degli accordi che hanno preso i 196 Paesi?”, sapremmo rispondere? Quindi, tirando le fila, facendo le somme, cerchiamo di fare chiarezza e di rispondere alla plausibile domanda che qualche amico potrebbe fare.

Dopo due settimane di negoziazioni, durante l’ultimo giorno c’erano ancora delle questioni in sospeso e si temeva il peggio, invece, poco dopo le sette di sera, il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, ritornò sul palco. I compromessi all'ultimo minuto erano stati risolti e improvvisamente tutti erano in piedi a festeggiare il martelletto verde, simbolo dei colloqui delle Nazioni Unite, che scendeva per decretare l’accordo. Come ogni accordo e negoziazione non è perfetto, ma già da questo piccolo evento si nota la differenza con il precedente accordo del 2009 di Copenaghen, crollato nel caos e recriminazioni. Se in più si aggiunge il fatto, che nei giorni precedenti c’era stato l’attacco terroristico e Parigi era impaurita, pronta a procrastinare l’argomento clima per risolvere altri problemi di sicurezza interna, non si può che parlare di successo.

I punti chiave dell’accordo sono limitare il riscaldamento globale tra 1,5°C e 2°C e, sebbene non ci sia una road map chiara nel testo, scritto e riscritto durante le due settimane, queste temperature dovranno essere revisionate nel 2018 e implicano di limitare le emissioni rispetto al 2010 del 40-70% entro il 2050.

Altro punto chiave è la decarbonizzazione, sintetizzata con “bilancio tra emissioni antropogeniche e rimozione di queste da parte dei cosiddetti sink biosferici (come oceani e foreste) nella seconda metà del secolo”. Per quanto riguarda il nodo chiave della differentiation, la diversa responsabilità storica tra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo secondo quanto stabilito dalla convenzione e un conseguente diverso impegno finanziario, questa è prevista in qualche misura dall’accordo, anche se non quanto desiderato da alcuni degli attori. Secondo il testo, “i paesi sviluppati devono fornire le risorse finanziarie per assistere i Paesi in via di sviluppo”. I 100 miliardi di Euro l’anno a partire dal 2020, sono un punto di partenza e ulteriori fondi devono essere stanziati in misura che sarà decisa nel 2025. La posta in gioco era davvero alta e senza questa decisione, la minaccia sarebbe stata catastrofica. Senza un'azione urgente, il riscaldamento era stato previsto di raggiungere livelli senza precedenti, di ben cinque gradi sopra le temperature attuali - un livello tale da vedere vaste aree del globo inabitabili.

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