Da Libera a Treedom

Feb 11, 2016 | scritto da:

È passato un po’ di tempo da quando, immerso tra le fila degli aranci che stavo geolocalizzando rigorosamente con un ramoscello in bocca, mi domandai quando avremmo potuto mangiare la prima arancia biologica del nostro progetto di riforestazione siciliano. Ancora oggi siamo lontani dalla meta, cioè da quel momento in cui gli alberi possono dirsi cresciuti e forti, ma la natura, si sa, è strana e delle volte i suoi meccanismi funzionano in modo inaspettato. Così qualche piccola pianta già lo scorso novembre portava il peso di una o due arance.

A dirla tutta nell’azienda dove abbiamo avviato il progetto, delle arance da mangiare già ci sono: uno spicchio di terreno ospita infatti dei vecchi alberi ancora in produzione di cui ho potuto gustare i frutti, anche se un po’ aspri, già un paio di mesi fa.

Il bello del lavoro sul campo è infatti anche quello di poter assaggiare per primi quello che la natura ha da offrire, ma come tutte le cose, che gusto c’è se poi non si possono condividere con altri i sapori, gli odori e le emozioni che hanno suscitato in noi?

Così quando la scorsa settimana ci è stata recapitata in ufficio una cassa di arance proveniente proprio dal nostro progetto in Sicilia in collaborazione con Libera, ho avuto finalmente l’opportunità di condividere la gioia e il risultato concreto del nostro lavoro con tutti i miei colleghi. E mentre loro assaggiavano finalmente le arance e il profumo si diffondeva nel nostro ufficio, io tornavo con la mente al mese di novembre, a quelle giornate di sole che solo la Sicilia può riservarti anche quando estate non lo è più da un po’.

La produzione di arance di Libera conta numeri ottimi. I 13 ettari da noi finanziati e che ospitano appunto degli aranci, è previsto che riescano ad aumentare la loro produzione nei prossimi anni e che saranno quindi responsabili di riportare agli antichi fasti i paesaggi catanesi recentemente devastati dall’ultima epidemia di 'tristeza'.

La cassa di arance che Libera ci ha inviato per mano del suo AD Alfio Curcio è un regalo, sì, ma anche un modo per farci credere ancora di più in quello che facciamo. La natura ha bisogno del supporto di tutti noi e noi, in primis, siamo felici di poterglielo garantire.

 

Riccardo, il manager forestale di Treedom

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