Deforestazione: ecco le aziende che si impegnano a fermarla

Feb 16, 2015 | scritto da:

 

Global Canopy Programme un gruppo di istituzioni scientifiche provenienti da tutto il mondo che ha l’obiettivo di proteggere l’ambiente attribuendo un valore economico ai servizi ecosistemici, ha lanciato recentemente un sondaggio a livello globale attraverso cui ha valutato 250 aziende, 150 banche e investitori, 50 giurisdizioni analizzando le loro politiche aziendali relative ai sei rischi principali per le foreste: la produzione di olio di palma, di carne, di cuoio, di legname, di cellulosa e di carta.

Noi tutti contribuiamo alla deforestazione - ha dichiarato Mario Rautner, responsabile del Programma deforestazione del Global Canopy Programme - essa è nel nostro cioccolato e nel nostro dentifricio, nella nostra alimentazione e nei nostri libri, nei nostri edifici e nei nostri mobili, nei nostri investimenti e nelle nostre pensioni”. Secondo uno studio pubblicato su Science ogni minuto di ogni giorno da 13 anni ad oggi scompare una superficie di foresta equivalente a 50 campi di calcio: dati spaventosi che dovrebbero farci riflettere. Tuttavia, qualcosa sta cambiando, alcune aziende stanno adottando politiche volte ad escludere la deforestazione dalle loro catene di approvvigionamento, ma questa scelta, purtroppo, non rappresenta ancora la norma e la maggior parte delle imprese continua a rendersi complice della deforestazione.

Secondo lo studio The Forest 500’ sono le aziende più grandi a fare il lavoro migliore a differenza delle piccole imprese. Quelle che hanno ottenuto il punteggio massimo nel ranking sono Gruppo Danone (Francia), Kao Corporation (Giappone), Nestle (Svizzera), Procter & Gamble (Stati Uniti), Reckitt Benckiser Group (Gran Bretagna), Unilever (Gran Bretagna) e Hsbc (Gran Bretagna). Al contrario, le società che hanno ottenuto i punteggi peggiori si trovano in Cina, India, Russia e Medio Oriente.

Sicuramente questi sono segnali positivi, ma forse è ancora troppo poco per l’ambizioso obiettivo fissato dal Consumer Goods Forum (Cgf) che prevede il raggiungimento della “deforestazione zero” entro il 2020.

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