Diario di un agronomo: A qualcuno piace caldo

Jul 08, 2015 | scritto da:

Ciao sono Niccolò, uno degli agronomi di Treedom. Il mio lavoro mi porta lontano, dall’Africa al Sud America, per condividere le mie conoscenze legate al mondo dell’agricoltura con le popolazioni locali. Insieme ci prendiamo cura degli alberi che, se vorrai, potrai adottare. Questo diario serve per raccontarti i miei viaggi e portarti consigli da mondi lontani.

 

Durante il mio peregrinare nel Sud del mondo ho patito il caldo molte volte e nelle sue infinite forme: secco, afoso, con zanzare, senza frigoriferi, col mare e senza mare, col vento e senza vento, per conduzione (come sotto un tetto), per convezione (per es. l’aria torrida che arriva dal deserto) e per irraggiamento (ovvero sotto il sole cocente).

Ogni cultura ha i suoi rimedi, e mi sono divertito a ricordarmene alcuni:

- La siesta è sempre il rimedio prescelto dai Paesi caldi-tropicali. Anche se indiretta e improduttiva, almeno in termini economici, la siesta sotto i manghi in Kenya o sotto il sombrero in Messico è un momento di quieto vivere in cui il cuore rallenta e le opinioni domestiche, politiche o calcistiche frescheggiano nell’aria. In Nicaragua per esempio la gente porta la propria sedia a dondolo per strada, di sera, con il tanto semplice quanto geniale obiettivo di sfruttare le correnti d’aria delle strade, conversando con i vicini. È un po’ come la nostra partita a briscola dopo pranzo alla casa del popolo… intima e rigenerante.

- Le “non finestre”. Perché mettere degli infissi e dei vetri se tanto poi dovremmo tenerle sempre aperte? In Paesi come il Marocco le correnti d’aria che si vengono a creare lungo i corridoi delle case di sabbia e cemento della fascia sahariana sono una manna dal cielo.

- Il tè e le bevande calde in estate sono motivo di discussione e analisi tale che ci vorrebbe un articolo solo su questo. Brevemente, l’abitudine di bere liquidi ghiacciati e quindi di agire sul caldo “per contrasto” è relativamente recente, occidentale e sicuramente non applicabile in tutti quei Paesi dove il frigorifero è un bene di lusso. Agendo invece fisicamente sulla temperatura corporea, e quindi immettendo bevande calde nell’organismo (il tè alla menta nel nord Africa, il mate in sud America, il tè di yac in Tibet, il chai indiano, ecc), dopo una breve sofferenza iniziale, in cui certamente un po’ si suda, arriviamo a percepire meno il caldo esterno poiché il corpo si raffredda. E’ questione di decidere se farsi una sudata e stare meglio una mezz’ora dopo o godere del ghiaccio subito e patire dopo… oppure scegliere se bere un’altra bibita.

- ventilatori, cooler, refrigeratori ed arie condizionate sono ovviamente dei palliativi molto diffusi. In Oriente non esiste casa che non abbia minimo un ventilatore o un cooler (refrigeratori ad acqua).

Alla fine il mio preferito è quello anche preferito dalla nostra cultura, cioè continuare a fare quello che si fa normalmente.

Ma lamentandosi di più.

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