Diario di un agronomo: Arrivano i tropici a chilometro zero

Jun 09, 2016 | scritto da:

Seduto e sudato. Umidità alle stelle. Un vento forte ed elettrico scuote all'improvviso le chiome degli alberi, alzo la testa e vedo nero. Poi la bomba d’acqua, l’ennesima. Mi riparo a malapena, la strada a pochi passi diventa un piccolo torrente, melmoso ed arrogante, e fatico a credere che fino a due minuti prima fosse una giornata limpida e soleggiata. Almeno, ci crederei se fossi in Yucatan a luglio, o in India durante i monsoni estivi, ma a Firenze…

C’è chi la chiama variabilità climatica, chi invece sostiene che sia sempre stato così. Io preferisco il termine Tropicalizzazione, o ancor meglio, Meridionalizzazione del Mediterraneo (cit.), anche solo per far sobbalzare dalla sedia qualcuno.

Faunisticamente, questa meridionalizzazione è già un dato di fatto: alcuni organismi marini del sud del Mediterraneo stanno migrando nelle aree settentrionali del nostro mare, come il labride o il pesce pappagallo presenti da una ventina d’anni nel mar Ligure e in Toscana. Lo stesso vale per alcune specie marine tropicali che stanno soppiantando quelle autoctone.

Visto che non mi occupo nè di pesci nè di meteo, ma di alberi, posso affermare con certezza che senza inverni rigidi e secchi come non se ne vedono da alcuni anni gli afidi e i parassiti festeggiano e gli alberi non si godono il riposo vegetativo, per cui in primavera la loro ripresa è fiacca e compromessa. Secondo gli specialisti l’aumento delle malattie, fungine e non, che stanno colpendo alcuni alberi da frutto è da attribuire a questa tropicalizzazione. In particolare quando si parla di ciliegi, albicocchi e peschi, almeno alle basse altitudini e nell'Italia centrale, è ormai troppo dispendioso, in termini di denaro e tempo, trattarli 4-5 volte l’anno e prevenire stagionalmente l'avvento dei funghi per poi trovarsi con raccolti poco soddisfacenti.

Nel dubbio, sto cominciando a raccogliere semi di avocadi e manghi siciliani, già abbastanza adattati ai climi mediterranei. Poi non resta che coltivarli assieme ai banani sardi e attendere una decina d’anni…

Un cosa è certa: abituiamoci e attrezziamoci!

 

Sono Niccolò, l’agronomo di Treedom.

“Il mio lavoro mi porta lontano, dall’Africa al Sud America, per condividere le mie conoscenze legate al mondo dell’agricoltura con le popolazioni locali. Insieme ci prendiamo cura degli alberi che, se vorrai, potrai adottare. Questo diario serve per raccontarti i miei viaggi e portarti consigli da mondi lontani”.

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