Diario di un agronomo: l'impegno delle donne ha radici profonde

Feb 23, 2015 | scritto da:

Ciao sono Niccolò, uno degli agronomi di Treedom. Il mio lavoro mi porta lontano, dall’Africa al Sud America, per condividere le mie conoscenze legate al mondo dell’agricoltura con le popolazioni locali. Insieme ci prendiamo cura degli alberi che, se vorrai, potrai adottare. Questo diario serve per raccontarti i miei viaggi e portarti consigli da mondi lontani.

 

Quand’ero nel villaggio rurale di Ahubi in Tanzania osservavo e ammiravo la dignità con cui ogni donna svolgeva il proprio compito, tutto il giorno, e con la convinzione che sarebbe stato sempre così. Tutto cominciava all’alba, con quella carovana di donne che, dritte e austere con i bimbi sulla schiena e i secchi in testa, camminavano fino al pozzo, nella savana di acacie – le cosiddette mimose africane - per rifornire la famiglia d’acqua. Con quell’acqua, e con il fuoco che loro stesse ogni giorno rialimentavano, cucinavano fagioli, riso, banane e a volte pollo. E’ vero che le poche monete sonanti le portava a casa il marito, ma la gestione delle risorse fondamentali per l’essere umano – acqua, fuoco, e spesso anche la terra, per la semina e la raccolta – era in mano alle donne.

Equilibri labili e talvolta apparenti. Ogni genere ha le sue frustrazioni, ma a subirne le conseguenze fisiche e dirette è spesso la donna, per le cause che conosciamo: maschilismo, emarginazione, alcolismo, violenza. È stato proprio il bisogno di trovare un modo per riaffermarsi, gestendo una propria attività micro-imprenditoriale, a spingere decine di donne a unirsi in cooperative femminili, ovvero nuclei socio-economici forti ed autonomi che rafforzano il loro potere politico e decisionale a livello familiare oltre che comunitario. Ne sono un esempio i gruppi di donne che raccolgono il cacao in Camerun, o la cooperativa femminile Odini all’interno del progetto Treedom in Kenya, che si occupa della commercializzazione degli avocadi, o ancora il gruppo femminile di Apad, in Senegal, che produce succhi d’arancia e limone e li propone nei mercati locali e nazionali.

Tra un assaggio e l’altro dei prodotti di una di queste cooperative, ascoltavo la giovane imprenditrice Fathma Stephanie. Parlando del significato del coraggio, soprattutto in contesti culturali e religiosi dove le donne vengono spesso denigrate, mi è rimasto impresso ciò che mi disse: “Qui da noi siamo abituate a vivere insieme la quotidianità, prendendo decisioni, consultandoci, lasciandoci consigliare dal gruppo. Quando abbiamo capito che assieme potevamo creare un modello autorevole per sviluppare al meglio le nostre capacità e per avviare delle attività lavorative autogestite abbiamo fatto quello che vorremmo facessero tutte le donne del mondo: ci siamo imposte ed emancipate. Dicono che siamo coraggiose, silenziose e determinate. No so se sia così, io mi definisco semplicemente donna”.

 

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