Eating Planet – Cibo e sostenibilità: costruire il nostro futuro

Feb 24, 2016 | scritto da:

In cucina, Barilla è da sempre la mamma di tutti noi: con i suoi variegati tipi di pasta, ci mette tutti i giorni nel piatto qualcosa di buono per cena o per pranzo. E come le vere mamme si preoccupa. Si preoccupa che mangiamo sano, senza sprechi e prestando molta attenzione e cura anche al pianeta nel quale viviamo.

Così, il 18 febbraio scorso, la Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition ha presentato la seconda edizione di Eating Planet – Cibo e sostenibilità: costruire il nostro futuro, libro-ricerca e raccoglitore di considerazioni a sostegno della tesi che con una dieta equilibrata si possa allo stesso tempo ridurre l’impatto ambientale delle nostre scelte alimentari quotidiane, prevenire patologie croniche e cardiovascolari oltre che, ovviamente, intraprendere uno stile di vita sano e sostenibile.

Barilla è partita analizzando il dato di fatto che l’impatto maggiore sull’ambiente deriva proprio da ciò che ogni giorno mettiamo nei nostri piatti. Se consideriamo solo le emissioni di gas serra, infatti, è il cibo a dare il contributo maggiore al cambiamento climatico, con il 31% del totale. Particolarmente rilevante è il consumo di carne, responsabile del 12% delle emissioni totali, mentre i prodotti lattiero-caseari contribuiscono per il 5%.

La fotografia dell’Italia e degli italiani raccontata da Eating Planet parla di un paese che, sebbene al momento può vantare gli abitanti più longevi e magri d’Europa, rischia di vedere cambiare la situazione a causa di un progressivo allontanamento dalla Dieta Mediterranea che tanto ha caratterizzato il famoso Italian Lifestyle. Oggi due adolescenti su dieci sono in sovrappeso e solo tre su dieci pratica sport. Aggiungendo vita sedentaria e abitudini alimentari mutate (pasti consumati velocemente e altamente ricchi di proteine animali e di grassi) e proiettando il tutto in un quadro futuro, appaiono inevitabili ricadute anche sul tasso di incidenza di malattie come diabete, ma anche patologie cardiache e croniche.

Al fine di fotografare al meglio la situazione, i ricercatori della Fondazione hanno messo a punto anche due indici che misurano, accanto al Pil (che quantifica solo il benessere economico, senza calcolare le disuguaglianze sociali o lo stato dell’ambiente), anche gli aspetti legati all’alimentazione e ai loro impatti sulla qualità della vita. Secondo questi speciali indicatori, l’Italia si pone al terzultimo posto in termini di ‘benessere attuale’, sopra a Spagna e Grecia, ma dietro a nazioni come Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito, Svezia e Usa. Una situazione che peggiora se guardiamo all’indice di sostenibilità del benessere delle generazioni future, dove siamo al penultimo posto prima della Grecia. Un quadro che manifesta un sempre più necessario e urgente bisogno di adottare un diverso modello alimentare, ma anche di vita.

Per aiutarci a capire come modificare le nostre abitudini, mamma Barilla ha realizzato una doppia piramide alimentare e ambientale la quale, mettendo in relazione gli aspetti nutrizionali degli alimenti e i loro impatti ambientali da essi generati nelle fasi di produzione e consumo, promuove il ritorno alla Dieta Mediterranea e ne mostra i benefici per la salute sia dell’uomo che dell’ambiente. Un esempio? L’impatto ambientale di carne bovina, pesce e formaggi è alto, allora sarà necessario consumarne in maniera inferiore, limitando il consumo di proteine animali a sole due volte alla settimana e fare spazio a molti più cereali e legumi, più sani, ma anche in grado di far risparmiare fino a 2.300g di CO2 al giorno. Una necessita quindi e non più un consiglio, se non vogliamo finire per mangiarci tutto il pianeta.

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