Ecco cosa pensa l'americano medio di clima ed energia

Nov 10, 2016 | scritto da:

Gli Stati Uniti sono impegnati a dare il benvenuto al nuovo inquilino della Casa Bianca. Questo cambierà il quadro politico-economico mondiale e le prospettive sulle sfide ambientali che ci troviamo ad affrontare, ma, prima di valutare le posizioni del governo, per ora è interessante provare a capire chi è l’americano medio quando si parla di energia e ambiente.

Uno studio dell’Energy Policy Institute dell’Università di Chicago e di The Associated Press-NORC Center for Public Affairs Research chiarisce lo scenario in merito a considerazione dell’ambiente, ruolo percepito del governo nella lotta al cambiamento climatico e nell’adempimento ai vincoli globali di emissioni di gas climalteranti e schieramento dell’opinione pubblica sulla questione fracking.  Ecco qualche dato: 

  • il 65% dei votanti afferma che il cambiamento climatico è un problema che il governo degli Stati Uniti dovrebbe fronteggiare, mentre il 12% della popolazione coinvolta reputa che le misure di mitigazione non dovrebbero riguardare la pubblica amministrazione;
  • di fronte alla possibilità di devolvere un contributo mensile in bolletta da investire in attività per contrastare il cambiamento climatico, il 42% degli americani dichiara che non sarebbe disposto a concedere neanche un dollaro. Questo nonostante siano circa 20 i dollari che si stimano corrispondere al danno generato dal cambiamento climatico per ogni proprietario di casa; 
  • le questioni energetiche ed il cambiamento climatico sono di primaria importanza solo per il 50% dei votanti statunitensi;
  • solo un quarto degli americani interpellati crede che gli Stati Uniti adempiranno agli impegni di riduzione delle emissioni di CO2 presi con l’accordo firmato a seguito della COP21 di Parigi;
  • dai dati emerge che gli americani non sono particolarmente fiduciosi sull’effettiva partecipazione mondiale agli accordi di Parigi, in particolare da India e Cina, ma, in 8 su 10, rimangono convinti che gli Stati Uniti dovrebbero sforzarsi di raggiungere gli obiettivi di limitazione delle emissioni in ogni caso;
  • la maggior parte degli americani sottovaluta la dipendenza degli Stati Uniti dal gas proveniente dalla discussa tecnologia del fracking, ne sa poco e non si informa.

In questa infografica, realizzata da AP-NORC, troviamo riassunti i risultati dell’analisi effettuata.


Dai dati emerge come solo 1 americano su 5 sappia che i due terzi del fabbisogno energetico statunitense è coperto da gas proveniente dal ricorso al fracking. Ma non si può considerare un caso che chi è informato sull’effettiva provenienza della risorsa, sviluppi una consapevolezza sui rischi che questa soluzione tecnologica comporta: nella porzione di popolazione informata gli oppositori al fracking sono il doppio dei sostenitori.

Ancor più importante, dall’analisi effettuata emerge non solo che il 13% della popolazione statunitense non sia sicura che il cambiamento climatico sia effettivamente in atto, ma anche che 1 americano su 10 sia convinto che questo non esista affatto.

Nonostante l’uragano Matthew si sia abbattuto su Florida, North Carolina ed altri stati del sud solo poche settimane prima della tornata elettorale, i candidati sono stati poco interpellati sulle questioni climatiche nei dibattiti di confronto. Una mancanza che colpisce tanto dall’alto, con poca chiarezza sulle prospettive future sulla transizione energetica, quanto dal basso, con scarsa attitudine alla presa di coscienza attiva.

Il neopresidente eletto Trump, a quanto pare, dovrà in un modo o nell’altro affrontare la questione climatica: gli Stati Uniti hanno aderito all’accordo di Parigi e dovrebbero essere obbligati a rispettarlo almeno fino al 4 Novembre 2020, a ridosso della nuova elezione.

Il futuro appare incerto e non è questo il momento di fare valutazioni sul futuro geopolitico dell’America, che peraltro faranno persone molto più competenti, ma una cosa è certa: l’informazione è la chiave di una evoluzione positiva e la scienza, che permea anche quando non lo sappiamo la qualità della nostra vita, deve essere prima di tutto divulgata. 


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