Esperimento sociale a Berlino: t-shirt a 2€ e le reazioni di fronte alla verità

May 30, 2015 | scritto da:

Recentemente abbiamo parlato di Social Footprint , la nuova certificazione che valuta l’impronta sociale di un prodotto o di un servizio. Oggi vi mostrerò un esperimento sociale condotto a Berlino in occasione del “Fashion Revolution Day”, giornata celebrativa per ricordare la strage al Rana Plaza a Dhaka, in Bangladesh, dove nel 2013 hanno perso la vita 1.133 operai del tessile.

Si tratta di una campagna sociale molto intelligente da cui si potrebbe imparare molto al fine di coinvolgere il maggior numero di persone a prendere consapevolezza delle loro scelte e ad agire di conseguenza.

Al centro di Alexander Platz a Berlino è stato installato un accattivante distributore di t-shirt al prezzo di soli di 2 euro e attraverso una telecamera abbiamo scoperto le reazioni di coloro che scoprono le condizioni di lavoro di chi le realizza. Infatti, al momento dell’acquisto, prima di erogare la maglietta le persone sono obbligate a guardare un video, dove si scoprono le condizioni di lavoro agghiaccianti delle persone che hanno prodotto quelle t-shirt. Trattasi di 16 ore di lavoro al giorno, per 13 centesimi l’ora. E molte di loro sono delle bambine.

A questo punto le persone possono scegliere se completare l’acquisto oppure donare quei 2 euro a favore dell’organizzazione e fermare questo fenomeno. Ben 9 persone su 10 hanno deciso di donare quei soldi. La campagna cita “People care, when they know”. La gente si preoccupa e si comporta di conseguenza, quando è informata. Come negarlo? Il punto è tutto qui. E’ fondamentale la consapevolezza del pubblico, dei potenziali consumatori, consapevolezza che oggi pian piano si sta facendo largo nel mondo del cibo, ma non ancora nel mondo della moda. La ricerca del prezzo più basso possibile fa in modo che le aziende si comportino meno responsabilmente (ed eticamente) nei confronti dei lavoratori, dell’ambiente che ci circonda e, quindi, dei suoi potenziali clienti. Che siamo noi, tutti noi. La maggior parte delle persone non sono in grado di porsi domande di fronte a capi d’abbigliamento venduti a pochissimi euro. E, quindi, non si comporta di conseguenza. L’informazione è un tassello fondamentale di questo percorso. Il video che racconta questo esperimento è stato accompagnato sul web dagli hashtag #WhoMadeMyClothes ('Chi realizza i miei vestiti') e #FashRev in una campagna che ha visto vip, celebrità e persone da tutto il mondo indossare abiti al contrario, con l’etichetta in vista, e condividere attraverso Facebook e Twitter le proprie fotografie a sostegno dell’iniziativa. Ancora una volta il potere dei social media nell’orientare l’opinione di massa è forte e ben evidente.

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