“Etichetta furbetta”: la classe energetica non è sincera

Aug 25, 2014 | scritto da:

L’Etichetta Energetica e la direttiva europea Ecodesign rappresentano una svolta epocale nella produzione industriale e nei consumi energetici.
A questo netto cambiamento di rotta “dovrebbero” corrispondere un vantaggio ambientale pari a 500 milioni di tonnellate di CO2
(per capire l’entità di questi numeri, provate a calcolare alcune delle vostre emissioni), che corrispondono a circa 1,5% delle emissioni mondiali,
e un risparmio di circa 400€ a famiglia.

Dovrebbero perché non sempre queste Direttive vengono correttamente applicate e a farne le spese sono ovviamente consumatori e ambiente.
Una “Etichetta Furbetta” – nome che Legambiente ha dato all’indagine – , che riporta quindi dei parametri o un efficienza che non corrisponde
alle reali performance del prodotto, o anche semplicemente mancante di parametri chiavi per l’informazione del consumatore,
porta a conseguenze che ricadono inevitabilmente sulle tasche del consumatore.

Questa ricerca, realizzata in collaborazione con Movimento Difesa del Cittadino, ha come obiettivo quello di monitorare la corretta
applicazione della direttiva sull’etichetta energetica nei negozi online e fisici, oltre alle dichiarazioni dei produttori e alla veridicità delle etichette dei prodotti.

Sono stati presi a campione 5 tipologie di prodotto (tv, frigoriferi, refrigeratori per il vino, forni elettrici e condizionatori) e quattro tipi di esercizi: le grandi superfici di vendita di mobili, ipermercati con un corner per gli elettrodomestici, grandi superfici specializzate e siti di vendita online.
Su un totale di 2522 prodotti, è emerso che, nei negozi tradizionali, il 30% della merce presa in considerazione non è adeguatamente etichettata.
Ben più grave la statistica relativa ai negozi on-line, dove solamente il 10% dei prodotti risponde alla specifiche di etichettatura
richieste dalle direttive sopracitate.

La non conformità riscontrata varia dal posizionamento scorretto dell’etichetta, spesso quindi collocata in modo che l’utente non possa vederla o che debba faticare per raggiungerla. Durante la ricerca sono state riscontrate anche etichette fotocopiate, scritte a mano o al computer dal personale del negozio.
Per le vendite on-line, il problema sta nella reperibilità delle informazioni che l’etichetta avrebbe l’obbligo di veicolare.
Sulle pagine web infatti questi dati sono spesso incompleti e distribuiti a più livelli tra le pagine relative al prodotto stesso.

 

Ti è piaciuto l'articolo? Forse potrebbe piacerti anche adottare un albero!

 

Photo credit:

http://bit.ly/1qFXglv

http://bit.ly/1pxbzMZ

Pianta ora Scopri Treedom Business