Forest 500 list, l'elenco delle aziende buone (e cattive) con l'ambiente

Dec 14, 2016 | scritto da:

Di deforestazione si sente spesso parlare come uno dei principali problemi dell’ambiente. Tuttavia, rispetto ai 7 miliardi di persone che popolano il pianeta, sono ‘solo’ 500 gli attori globali responsabili di circa il 40% della deforestazione globale (producendo e commerciando olio di palma, soia, carne, pelle e legname). Con l’adozione di politiche e pratiche a minor impatto ambientale, potrebbero eliminare la deforestazione entro il 2020. Eppure, tale risultato è ancora molto lontano.

Il ranking completo degli attori coinvolti, ovvero delle 250 aziende, 150 fondi d’investimento e grandi banche, 50 Stati sovrani e 50 organizzazioni è stato stilato dal Global Canopy Programme, un think tank che si occupa di temi ambientali e in particolare della salvaguardia delle foreste tropicali, con la pubblicazione annuale del Forest 500 list, stilata assegnando un punteggio massimo di cinque punti a coloro i quali investono direttamente affinché la deforestazione venga bandita a livello globale, e voti bassi per sottolineare, al contrario, la mancanza di iniziativa. Iniziato tre anni fa, il progetto proseguirà fino al 2020 con l’obiettivo di mostrare azioni e risultati messi in atto dai 500 player alla lotta contro la deforestazione

I risultati relativi al 2016 sono stati resi noti tramite il report 'Sleeping giants of deforestation', ma nessuna buona notizia all’orizzonte: gli obiettivi prefissati per il 2020 e il 2030 molto difficilmente potranno essere raggiunti e il motivo principale è una mancanza di iniziativa e di azioni concrete. Delle 250 aziende analizzata, solo l’11% ha stabilito nuove politiche di deforestazione o migliorato quelle già stabilite; il 57% invece ha politiche deboli o ancora inesistenti.

Nonostante i pur deboli segnali di miglioramento e attenzione rivolti anche alla supply chain, il Forest 500 rivela come a mancare sia una decisiva spinta al cambiamento. Spesso le aziende non fanno altro che spostare l’impatto ambientale della loro produzione da un’area geografica a un’altra. Oppure le politiche anti deforestazioni esistono, ma solo per un determinato Paese o catena di approvvigionamento. I progressi più incoraggianti arrivano da solo da tre aziende: Colgate-Palmolive, Marks & Spencer e dalla società di beni di consumo norvegese Orkla Group che hanno rafforzato le proprie politiche di deforestazione raggiungendo il numero massimo di 5 su 5 punti a disposizione. Altri segnali d’incoraggiamento arrivano da Estée Lauder, Louis Dreyfus e Tesco che hanno migliorato i loro punteggi di un punto. 

Una maggiore spinta al cambiamento dovrebbe arrivare anche dalle istituzioni finanziare disincentivando la deforestazione tra le pratiche dei loro associati, ma dalla relazione del Global Canopy Program emerge che invece solo il 3% si sta muovendo in tal senso, tra cui Deutsche Bank e BNP Paribas. Moltissime invece, il 75%, continuano a finanziare clienti non attenti ai problemi ambientali e nel 2016 i prestiti sono arrivati a quota 64 miliardi di dollari americani. 

"Abbiamo la responsabilità collettiva di agire", ha commentato Ellen Behrens, VP Corporate Responsibility dell’Orkla ASA. "Il Forest 500 rivela che, al fine di preservare le foreste pluviali e combattere il cambiamento climatico, è importante che sempre più aziende stabiliscano politiche anti deforestazione con obiettivi e scadenze chiare."

Pianta ora Scopri Treedom Business