Funghi Espresso, quando dai fondi di caffè nascono funghi

Nov 02, 2016 | scritto da:

Funghi Espresso è una startup agricola che si ispira alle teorie della Blue Economy, nella quale gli scarti provenienti da un ciclo produttivo non diventano rifiuti, ma generano nuova energia, nuova ricchezza e nuovi posti di lavoro. L'idea, che imita direttamente la natura, dove non esistono rifiuti ma solo materie che diventano continuamente nuove risorse, arriva da Antonio Di Giovanni e Vincenzo Sangiovanni. A raccontarci di questa iniziativa è proprio Antonio, esperto di gestione dei rifiuti organici. 


Come è nata la startup Funghi Espresso?

Io sono un agronomo e mi sono laureato due anni fa presso la Facoltà di Agraria di Firenze. La mia passione per l’agricoltura, per l’ambiente e il paesaggio, da sempre mi hanno spinto alla ricerca di soluzioni per ridurre il nostro impatto ambientale sul Pianeta. Durante i miei studi mi sono dedicato all’organizzazione di conferenze e dibattiti su varie tematiche ambientali, come, per esempio, l’impatto dei fitofarmaci in agricoltura, gli OGM e l’enorme problema legato alla produzione dei rifiuti.

Era il 2008 quando per la crisi rifiuti in Campania organizzai un’iniziativa per parlare di alternative sostenibili per la riduzione dei rifiuti, invitando Rossano Ercolini (maestro di scuola elementare e divulgatore della strategia Rifiuti Zero al quale nel 2013 è stato riconosciuto il premio Goldman Prize) e Paul Connett (divulgatore della strategia Rifiuti Zero nel mondo). Dopo quell’incontro qualcosa cambiò, infatti, da allora mi sono dedicato con molta passione e determinazione alla ricerca di buone pratiche, documentandomi e studiando prima di tutto le buone pratiche presenti nel nostro Paese, in particolare concentrandomi sul piccolo paese di Capannori in provincia di Lucca.

Dal 2013, dopo anni di attivismo e di studi sull’argomento, sono diventato collaboratore del Centro di Ricerca Rifiuti Zero del comune di Capannori, occupandomi della valorizzazione dei rifiuti organici in agricoltura. Proprio dallo studio sulle capsule del caffè nato dal Centro di Ricerca Rifiuti Zero, nasce nel marzo 2013 lo studio sul riutilizzo del fondo di caffè, presentato da me all’interno dello showroom 'Il gusto di un caffè sostenibile'. Continuando le mie ricerche sull’argomento scopro la teoria della Blue Economy dell’economista belga Gunter Paoli, che propone un sistema a cascata dove i cicli di produzione sono integrati tra di loro e lo scarto di un ciclo diventa una risorsa per un altro ciclo. Nel settembre 2014 nasce il progetto 'Dal caffè alle proteine', primo progetto pilota in Italia di questo tipo, realizzato nella scuola elementare e media di Lammari (Capannori) dove circa 200 studenti hanno prima prodotto i funghi utilizzando il fondo di caffè e poi hanno preparato insieme alle mamme delle ottime ricette a base di funghi. Dopo questo primo progetto pilota nasce l’esperienza con Vincenzo Sangiovanni, grazie alla rete Rifiuti Zero che ci ha fatto conoscere. Subito dopo il nostro incontro nel marzo 2013 nasce Funghi Espresso grazie ad un investitore giapponese che ha creduto nel modello d’impresa.


Perché proprio il fondo di caffè? Quali sostanze nutritive e minerali contiene?

Il fondo di caffè può essere valorizzato come substrato per la crescita dei funghi, perché contiene sostanze minerali (ad esempio azoto) di cui il fungo si nutre per la sua crescita. In questo modo si possono produrre alimenti sani e buoni, riducendo i rifiuti urbani e le emissioni climalteranti che questi producono. Inoltre, si introducono i concetti di urban farm e di economia circolare, dove anche gli scarti prodotti dalla produzione dei funghi vengono recuperati per produrre dell’ottimo compost come fertilizzante naturale per il suolo.


Quali tipi di funghi coltivate?

Coltiviamo funghi del genere Pleurotus comunemente chiamati orecchioni o geloni. Questi funghi sono di diverse varietà che si contraddistinguono dal colore. Abbiamo il fungo grigio il Pleurotus Ostreatus, poi abbiamo il fungo giallo il Pleurotus Cornucopiae e tra i più particolari coltiviamo il fungo rosa Pleurotus Djamor.


Come avviene la coltivazione? Qual è l'impatto ambientale legato a questo metodo di coltura?

Funghi Espresso è un’azienda agricola senza terra e come tale svolge la sua coltivazione in luoghi idonei per ricreare l’habitat ideale per i funghi. Ogni giorno andiamo nei bar del centro storico di Firenze, tipo il Gigli e Paszkowski, giusto per citarne due tra i più importanti e raccogliamo il fondo di caffè prodotto durante il giorno. Entro le 24 ore successive viene lavorato, pulito da eventuali impurità e inoculato con il micelio del fungo scelto per la coltivazione. Il fondo di caffè inoculato viene messo in sacchetti in un camera al buio per 20 giorni, dove rimarrà fino a quando non sarà pronto per essere messo nella stanza di fruttificazione con la luce e l’umidità dell’aria al 90%. I funghi raccolti vengono venduti ai mercati contadini ai gruppi di acquisto solidali e ad alcuni ristoranti vegani e vegetariani. L’impatto ambientale del nostro processo produttivo è molto basso, infatti utilizziamo mezzi elettrici per la raccolta del fondo di caffè e il substrato dopo aver prodotto i funghi viene recuperato ancora una volta per produrre compost.


Quali servizi offre la vostra startup?

La nostra startup oltre ad occuparsi della produzione e commercializzazione di funghi e kit per la coltivazione domestica, offre anche dei corsi di formazione e workshop a tutti coloro interessati a voler replicare il nostro modello. Inoltre abbiamo sviluppato un progetto che si chiama 'Dal caffè alle proteine' per le scuole, dove gli studenti realizzano in piccolo quello che noi facciamo tutti i giorni in azienda.


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