Futuristic Archaeology

May 13, 2016 | scritto da:

Mongolia: deserto del Gobi a sud, regioni fredde e montuose a nord, steppa, fiumi, millenarie tradizioni e cultura nomade. Uno di quegli angoli mitici e remoti del pianeta che torna alla mente di tutti non appena il suo nome viene evocato. Ma per descrivere la situazione attuale dello stato dell’Asia Orientale dobbiamo riavvolgere il nastro e ripartire.

Mongolia: desertificazione, inquinamento del sottosuolo, perdita delle culture millenarie, 2.000 fiumi e 850 laghi scomparsi, riduzione della cultura nomade. Questo graduale ma inarrestabile processo prende piede a metà del Novecento, quando le grandi compagnie minerarie, in particolare la cinese Puraam e la canadese Centerra Gold, iniziarono a scavare alla ricerca dell’oro in 168 ettari di terreno lungo l’alto corso del Selenga, il maggior fiume del Paese. Per separare l’oro dalle rocce venne utilizzato fin dagli inizi l’arsenico, che finiva prima a terra e poi nelle fonti d’acqua, inquinando sottosuolo e fiumi.

Conseguenza ultima: le morie tra le mandrie simbolo della cultura nomade della Mongolia. Oggi il 25% del territorio si è trasformato in deserto, mentre il restante 75% è a rischio desertificazione. Eppure, la Mongolia dai colori del deserto di oggi riesce a incontrare e a rievocare la Mongolia verdeggiante di inizio 1900 grazie alle opere fotografiche del sudcoreano Daesung Lee realizzate per il progetto Futuristic Archaeology.

 

 

 

Daesung ha fotografato alcune delle grandi aree desertificate della Mongolia, ponendo all’interno di ogni scena un’altra immagine stampata su un grande cartellone ― in corrispondenza con l’orizzonte del paesaggio ― della stessa zona prima che iniziasse il processo di desertificazione. In questo modo i paesaggi fotografati diventano una specie di limbo, qualcosa a metà tra la situazione attuale e un’ideale esposizione nel futuro di ciò che era una vecchia tradizione.

 

 

Il risultato permette di parlare del problema raccontandolo in maniera immediata, d’impatto e al contempo poetica, catturando anche la precarietà della vita nomade. Questo lavoro è valso a Daesung il Premio Happiness e verrà esposto al On the Move del Festival della Fotografia di viaggio in programma il 14 luglio a Cortona. Per realizzare questo foto si è ispirato ai diorami (letteralmente, ambientazioni in scatola ridotta) risalenti all’Ottocento e ancora conservati nei musei di storia naturale che raccontano quelle millenarie tradizioni mongole che presto scompariranno – il nome del suo lavoro quindi, Futuristic Archaeology, non è per nulla casuale.

I cambiamenti climatici sempre più preoccupanti che stanno interessando il territorio della Mongolia colpiscono anche il tradizionale stile di vita che la popolazione, per la maggioranza ancora nomade, ha da generazioni rischiando anche la conseguente perdita di tutte le conoscenze che si sono tramandate col tempo. Cosa resterà?, si chiede il fotografo. La riposta ironicamente triste è: mostre ed esposizioni di foto e diorami realizzate proprio da quei governi che le hanno distrutte.

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