I cavi elettrici degli alberi di Jorge Mayet

Apr 08, 2016 | scritto da:

Nasciamo in un determinato luogo e spesso è proprio qui che comincia la nostra crescita, dove si formano i primi ricordi da portare con noi quando ci allontaneremo, prendendo strade che ci condurranno verso nuove destinazioni. Il legame con la terra che ci ha accolto e ospitato rimane uno dei più forti e significativi durante la vita umana. Non a caso, quel ‘tornare a casa’ dopo tempo, ci riporta non solo dai nostri genitori, ma anche nei luoghi ai quali la nostra memoria è maggiormente legata. Per alcuni di noi questo legame è più debole, per altri invece è particolarmente forte.

Per Jorge Mayet è così intenso da aver condizionato la sua arte e le sue opere. Jorge nasce nel 1962 a L’Havana, Cuba. Ma dalla sua terra dovette esiliare e trasferirsi a Maiorca dove vive tutt’ora. Nella sua arte, la madre terra cubana viene rappresentata non come una fonte di sostentamento, ma essa viene a personificarsi mostrando un legame invisibile e più profondo che la unisce all’essere umano e al contempo in grado di esibire la sua capacità di resistenza alle avversità.

Le opere di Mayet sono fortemente segnate dalla mancanza di Cuba, ma la nostalgia e la sua portentosa memoria fotografica gli hanno permesso di renderle più realistiche possibili, richiamando a sé scenari vissuti durante gli anni cubani. Le installazioni rappresentano principalmente alberi sradicati come metafora del suo sentimento verso la terra d’origine. In essi però, Mayet mantiene costante anche un elemento caro ai cubani: il misticismo simbolico al quale molti alberi sono legati per via della religione Yorubic, arrivata dall’Africa con il commercio di schiavi. Coloro che la praticano, pregano e chiedono agli alberi di esaudire le loro preghiere facendo offerte votive poi seppellite alle radici delle piante.

 

 

Questi rituali atavici prendono così nuovamente vita anche lontano dalla loro madre patria attraverso i lavori di Mayet realizzati con una tecnica molto semplice: cavi elettrici per costruire sia il tronco dell’albero, sia le sue radici. I cavi offrono la giusta quantità di forza e sostegno per la costruzione, così come la possibilità di manipolarli facilmente. L’aggiunta della cartapesta è per dare consistenza e forma e infine la vernice per dare quell’aspetto quanto più verosimile alla realtà. L’albero estirpato alle sue radici, rappresentate i sentimenti dell’artista, viene al contempo a essere una sorta d’icona simbolica della forza e della resistenza della natura in grado di sopportare condizioni avverse e alle quali l’uomo può ispirarsi.

I lavori di Mayet sono stati oggetto di mostre alla Galleria Montoro di Roma, all’Arte in Fiera di Bologna, alla Saatchi Gallery di Londra e anche al The Farjam Foundation di Dubai.

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