I Guardiani Maya del Guatemala

Dec 13, 2015 | scritto da:

Conosciamo il Guatemala attraverso le poche notizie d’attualità che ci arrivano dai telegiornali sulla sua instabile situazione politica, oppure per i traffici di droga o altri commerci pur sempre illegali. I più secchioni si ricorderanno anche dei Maya, sempre se il Messico non l’ha sopraffatto sui vecchi libri di storia. È un paese povero anche se per tutto il primo millennio della nostra era è stato un luogo ricco e altamente popolato. Oggi ospita ancora una grande ricchezza per l’umanità: la foresta pluviale, un'enorme risorsa naturale di CO2 e un serbatoio di carbonio alla pari con gli oceani, nonché la chiave per rallentare il cambiamento climatico.

Proprio lì, tra quei maestosi alberi, esiste un umile business che esporta lo xate, una pianta popolare nei negozi di fiori dal Kansas a Kyoto, che è parte di un programma di radicale redistribuzione del suolo con implicazioni globali. Iniziato alla fine della brutale guerra civile, in 36 anni il programma ha incubato decine di industrie sostenibili di proprietà della comunità che generano milioni di dollari per costruire scuole e ospedali nei villaggi indigeni del Petén. Ma ancora più importante, il programma ha fermato la deforestazione che stava ormai distruggendo la foresta e l’intero clima.

L’idea è molto semplice: una decina di città si sono impegnate per monitorare un territorio di circa un milione di acri e liberarlo da attività illegali come deforestazioni e traffici di sostanze stupefacenti. In cambio, ricevono i diritti per l’utilizzo del terreno e dei prodotti ottenuti in seguito alla sua coltivazione. Sono stati simpaticamente chiamati i Guardiani Maya, dato che devono combattere quotidianamente con taglialegna, corrieri di droga e col governo nazionale stesso che un giorno potrebbe togliere loro i diritti di usufrutto della terra.

Di tutto ciò si è parlato anche alla Cop21 di Parigi, per far conoscere la situazione e la necessità di proteggerle, anche perché un nuovo report del World Resources Institute mostra come ormai ogni albero tagliato è stato ripiantato e si è ridotto anche il movimento migratorio che vedeva lo spostamento delle popolazioni del Guatemala verso gli Stati Uniti, proprio per un miglioramento generale delle condizioni di vita. Ma la cosa più importante, è la dimostrazione di come siano le persone del posto le migliori candidate per preservare l’ambiente. Inoltre le popolazioni di Petén e Carmelita, per citare due dei principali villaggi coinvolti nel progetto, si sono sentite attivamente coinvolte perché potevano finalmente diventare autonome anche per l’aspetto economico, dato che i prodotti raccolti e lavorati potevano essere venduti nei mercati e davano lavoro alle donne dei villaggi. Un metodo e un way of life da condividere anche con altre popolazioni che vivono la stessa condizione in altre parti del mondo.

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