I lavoratori americani consumano più energia di quelli europei

Sep 09, 2016 | scritto da:

Prima era stato l’International Resource Panel delle Nazioni Unite ad affermarlo in un rapporto, adesso si aggiunge anche il sociologo Alex Williams con un editoriale sul prestigioso quotidiano britannico The Independent. Accorciare la settimana lavorativa a soli quattro giorni potrebbe ridurre drasticamente le emissioni di carbonio e quindi, come conseguenza, riuscirebbe a combattere il cambiamento climatico. In realtà, anche molti altri giornalisti e testate hanno scritto che ridurre le giornate lavorative sarebbe un toccasana, ma questi ultimi si sono soffermati solo sul lato della produttività dei dipendenti e sul rendiconto aziendale, senza analizzare l’impatto ambientale di tale scelta. La maggior parte delle emissioni sono prodotte proprio dalle attività lavorative quotidiane, come il recarsi in ufficio o le macchine operatrici nelle fabbriche, ma anche da computer e altri device accesi e dall’aria condizionata negli uffici.

Williams cita uno studio risalente al 2006 del Center for Economic and Policy Research, realizzato dai due economisti David Rosnick e Mark Weisbrot, che mette a confronto il modello di consumo di energia tra Europa e Stati Uniti. Negli USA, dati alla mano, i lavoratori passano molto più tempo in ufficio rispetto ai loro colleghi europei. Un abitante del Vecchio Continente generalmente consuma energia per la metà rispetto a uno del nuovo.

Se gli Stati Uniti adottassero gli standard lavorativi europei, con più weekend lunghi e ferie, il consumo di energia e le emissioni di CO2 diminuirebbero del 20%. Un dato che magari non dice nulla, ma in realtà rappresenta il 4% in più di quanto negoziato al momento della firma del Protocollo di Kyoto. Se invece fosse l’Europa a cambiare rotta, decidendo di adottare il modello di lavoro americano, il consumo di energia aumenterebbe del 25%, causando gravi danni all’ambiente.

Lo Utah aveva già sperimentato un modello di lavoro europeo dal 2007 fino al 2011, ridefinendo la settimana di lavoro per i dipendenti statali prolungando l’orario dal lunedì al giovedì, una mossa che permetteva di eliminare del tutto il lavoro del venerdì. Nei primi dieci mesi lo Stato ha risparmiato 1,8 milioni di dollari sui costi energetici. L’esperimento è stato poi abbandonato a causa delle lamentele dei residenti che non potevano accedere a numerosi servizi di venerdì.

Ma ovviamente un cambiamento tale ha bisogno anche di un cambiamento a livello di mindset iniziando a guardare il venerdì come il terzo giorno del fine settimana da dedicare a se stessi. Conseguente passo avanti, ma forse più difficile da attuare, come dice l’antropologo David Graeber, è quello di cominciare a valutare i lavoratori in base a risultati e produttività e non per le ore passate in ufficio. Ne beneficerebbero le persone e l’ambiente.

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