I sei trend della CSR nel 2017

Mar 02, 2017 | scritto da:

Guardare al proprio passato di azienda, di persona, ma anche al passato della propria civiltà è sempre un momento carico di emozioni e soddisfazioni: si vedono gli sforzi fatti e le ricompense ricevute, i passi avanti e i traguardi raggiunti. Ma altrettanto importante è lo sguardo rivolto verso il proprio futuro per cercare di rispondere al fatidico: “what’s next?”. Se la CSR dovesse guardare al suo passato vedrebbe che, dopo essere nata in sordina, è passata da nice-to-have a must-have e ora è pronta a trainare le aziende anche su altre importanti questioni. A delineare invece percorsi per il domani, ci sta pensando su LinkedIn Susan McPherson, Founder e CEO alla McPhersonStrategies (azienda di consulenza su temi sociali e di sostenibilità), delineando in un suo recente post sei trend ai quali puntare nel  2017, avvalorati dai pareri di direttori di importanti aziende.  

Innanzitutto, l’impegno alla sostenibilità non verrà meno. A farsene portavoce e garanti sono Tim Mohin, Chief Executive a GRI e Trisa Thompson, Chief Responsability Officer in Dell: ormai le aziende, oltre al bilancio annuale, tengono a comunicare il loro impegno nel sociale e l’impatto ambientale delle loro prestazioni. È parte integrante sia della corporate reputation, sia del business

Secondo: le aziende sono diventate a tutti gli effetti dei problem-solver, capaci di sorpassare i governi quando le difficoltà impediscono loro di procedere grazie a finanziatori e alle loro relazioni internazionali. Conseguente a questo è la trasformazione dell’esperto di CSR a leader sempre più preparato, pronto a utilizzare le sue competenze anche per portare l’azienda verso nuovi mercati, e a confermarlo sono Nicolette van Exel, CSR head di Intuit, Alice Korngold, scrittrice e consulente, e Dalila Wilson-Scott, presidente della Fondazione Comcast.

Quarto: non più solo responsabilità sociale d’impresa, ma sempre più impatto sociale. Se inizialmente non si sapeva bene come definirla questa strana materia e quali termini usare, ormai si passerà direttamente a parlare di ‘impatto’, come afferma Liba Rubisten, SVP di 21st Century Fox. Un cambiamento che guarda a una non più generica responsabilità da misurare in base agli effetti negativi, ma piuttosto un impatto positivo misurabile a livello umano, sociale, ambientale e finanziario

A tutto ciò si aggiunge una transizione sempre più veloce per abbracciare il modello dell’economia circolare. Del resto, eliminare gli sprechi in una società in continuo aumento è un obbligo. Esempio principe è la Svezia pronta ad offrire agevolazioni fiscali a tutte quelle persone che anziché buttare via (ne avevamo già parlato qui) riparano. Tra le aziende invece è H&M a farsene portavoce tramite Anna Gedda, H&M Head of Sustainability, intensificando la transizione verso una moda sempre più sostenibile e accessibile

Sesto e ultimo, ma non per importanza, anzi il contrario dato che fior fior di ricerche lo testimoniano: consumatori e impiegati preferiscono acquistare e lavorare per aziende che investono in responsabilità sociale e ambientale. E avere una forte narrazione, una storia aziendale e di prodotto da raccontare, è un elemento che influenza l’acquisto, facendo spostare l’ago della bilancia e definendo al contempo l’identità aziendale stessa. 

Così, conclude la McPherson, la previsione per questo 2017 – magari non proprio stabile per quando riguarda i nuovi assetti politici – in fatto di CSR è così composta: obiettivi chiari all’orizzonte, sempre più ruoli di leadership, innalzare sempre l’asticella in fatto di standard globali e migliorare il comportamento dei consumatori. Tutto chiaro?


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