Il batterio goloso di plastica

Mar 16, 2016 | scritto da:

Probabilmente quando il chimico e inventore inglese Alexander Parkes brevettò il primo materiale plastico, nel 1861, non immaginava che sarebbe diventato quello con un processo di degradazione più lungo e dispendioso e il responsabile, più di altri, dell’inquinamento ambientale.

Ogni anno si producono 311 tonnellate di plastica e, di queste, a finire nei nostri mari sono tra i 4,9 e i 12,7 milioni. Se il consumo elevato di plastica esiste ed è sotto gli occhi di tutti, il problema che ne deriva è forse ancora più rilevante, ossia quello dell’abbandono di questi oggetti in quantità non sostenibile. Per una bottiglia o un sacchetto di plastica abbandonata, infatti, sono necessari almeno 100 anni per completarne il processo di degradazione. Sono dati e stime che i ricercatori della Sea Education Association hanno pubblicato lo scorso anno sulla rivista Science, mettendoci in guardia cu ciò che ci attende se non si interviene per migliorare lo smaltimento dei rifiuti.

Fortunatamente, è in arrivo anche qualche buona notizia. Un'équipe di scienziati del Kyoto Institute of Technology e di altri istituti di ricerca giapponesi ha appena isolato un batterio, chiamato Ideonella Sakaiensis, in grado di degradare e assimilare la plastica, utilizzandola come fonte di sostentamento e crescita, mediante l'azione chimica di soli due enzimi (il primo in grado di aderire alle superfici plastiche, il secondo in grado di rompere le catene della plastica in molecole più piccole). Tra l’altro Ideonella è goloso di PET (polietilene tereftalato), ossia una delle plastiche più diffuse al mondo – utilizzata per scopi alimentari, per etichette, tubi e pellicole – ma al contempo anche la più resistente al processo di biodegradazione. Scovarlo non è stato un lavoro semplice dato che gli scienziati hanno dovuto analizzare oltre 250 campioni prelevati da un sito di riciclaggio di bottiglie in PET.

La ricerca non si fermerà comunque qui visto che, purtroppo, il processo è ancora abbastanza lento: la degradazione completa di una piccola pellicola in PET impiega circa sei settimane alla temperatura di 30 °C. Ciononostante, la scoperta è certamente importante e in grado di avere implicazioni per il riciclo delle plastiche: inoltre gli autori dello studio sono intenzionati a capire se è possibile utilizzare Ideonella sakaiensi per isolare l'acido tereftalico e riutilizzarlo per la produzione di nuova plastica, evitando così l'uso del petrolio.

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