Il bruco mangia-plastica, la nuova frontiera della biodegradazione

Apr 28, 2017 | scritto da:

E si scoprì che le larve erano ghiotte di plastica. La scoperta che preannuncia una nuova era per lo smaltimento di questo materiale (specialmente per quanto riguarda i sacchetti) che normalmente richiede centinaia di anni per decomporsi, arriva dall’italiana Federica Bertocchi – affiliata al CNR spagnolo – e dal suo studio da poco pubblicato su Current Biology. Protagonista: la tarma della cera o Galleria mellonella, nota soprattutto per essere un temibile parassita degli alveari e per essere usata come esca dai pescatori.

La ricerca, coordinata dall’Università di Cambridge in collaborazione con l’Istituto di Biomedicina e Biotecnologia della Cantabria (Spagna) è avvenuta per caso dato che normalmente la Bertocchi si occupa di biologia dello sviluppo, il regno degli embrioni, ma nel tempo libero si diletta come apicultrice amatoriale. E proprio mentre puliva le sue arnie dai parassiti della cera delle api riponendoli in una busta di plastica, ha notato che in soli 40 minuti il sacchetto si era riempito di piccoli forellini. Immediatamente è partita la richiesta a Paolo Bombelli e Chris Howe biochimici dell’Università di Cambridge, conosciuti durante una ricerca all’University College di London e con il pallino per la biodegradazione delle sostanze inquinanti, per svolgere alcuni esperimenti in laboratorio.

La simpatica larva è già stata ribattezzata bruco mangia-plastica per i suoi particolari gusti alimentari, ma quella che inizia a prospettarsi all’orizzonte è una vita molto più rilassata e agiata: tra mangiare sacchetti tutto il giorno e rischiare la pelle come cibo per pesci, di certo la prima opzione è decisamente preferita. Ma come si passa dalla cera d’api alla plastica? La cera è un ricco complesso di molecole diverse, che però contiene un legame analogo a quello che sostiene la robusta struttura molecolare del polietilene: una catena di atomi di carbonio che si ripete. Quindi, dal punto di vista evolutivo, ha senso che il baco riesca a nutrirsi di plastica. Ora ciò che è interessante è scoprire l'enzima o il batterio che entra in funzione nell'apparato digestivo del baco per assimilare la plastica.

Così, in un futuro, auspicabilmente non troppo lontano, saranno delle larve ad aiutarci nel riciclo di sacchetti, bottiglie e shopper di polietilene con la riproduzione in grande scala con metodi biotecnologici del processo chimico. Eh sì, la natura sa sempre come sorprenderci.


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