Il cambiamento climatico mette a rischio gli uccelli migratori

Jan 09, 2017 | scritto da:

I cambiamenti climatici incidono sulle migrazioni degli uccelli: a causa dell'aumento delle temperature globali diverse specie raggiungono in anticipo i luoghi destinati alla riproduzione andando incontro a una possibile scarsità di cibo e spazi. Lo rivela uno studio condotto dall’Università di Edimburgo che, esaminando circa un centinaio di specie presenti nei cinque continenti, ha dimostrato che gli uccelli stanno raggiungendo le zone di riproduzione estive in media un giorno prima del normale per ogni grado in più di riscaldamento del globo.

Potrebbe sembrare un dettaglio, ma la tempistica in questo caso è molto importante. Arrivare a destinazione nel momento sbagliato, anche soltanto di pochi giorni, può causare disagi nella ricerca di risorse vitali come il cibo e dei luoghi di nidificazione. Questo a sua volta influenza anche il momento della schiusa delle uova e la possibilità di sopravvivenza della prole.

La ricerca riguarda sia le specie che migrano su lunghissime distanze, come le rondini che sono in grado di coprire 200 miglia al giorno ad una velocità di 17-22 miglia all'ora e la balia nera, un uccello leggermente più piccolo di un passero, sia quelle con migrazioni più brevi, come la pavoncella e la ballerina bianca, che iniziano la migrazione in risposta a stimoli come il cambiamento delle temperature stagionali e la disponibilità di cibo.

I ricercatori dell'Università di Edimburgo hanno esaminato qualsiasi traccia relativa alle migrazioni degli uccelli, risalendo indietro nel tempo di quasi 300 anni. Si sono basati sugli appunti di altri scienziati, ma anche osservatori amatoriali, tra cui le osservazioni del celebre naturalista americano del 19esimo secolo, Henry David Thoreau. A quanto pare, tra tutte le specie osservate, gli uccelli che compiono lunghe migrazioni sono quelli meno sensibili alle temperature in aumento, per questo motivo tendono ad arrivare in ritardo nei siti di nidificazione e ad avere, quindi, meno risorse a disposizione. Gli scienziati scozzesi sperano che il loro studio, pubblicato sul Journal of Animal Ecology e sostenuto dal Natural Environment Research Council britannico, aiuterà a prevedere come le diverse specie risponderanno ai futuri cambiamenti ambientali causati dal riscaldamento globale. 


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