Il potere della biomimetica in ambito professionale

Oct 25, 2016 | scritto da:

Una cosa di cui la natura di certo non soffre è la disoccupazione. Ogni essere vivente ha un ruolo specifico ed è coinvolto in un ecosistema. Totalmente diversa invece è la situazione degli esseri umani: la disoccupazione affligge una buona fetta della popolazione e secondo Gallup (l’organizzazione globale che si occupa di inchieste e sondaggi), scarseggiano anche i dipendenti effettivamente coinvolti dall’ambiente aziendale. Dovremmo prendere spunto (ancora una volta) da madre natura per cambiare la situazione, ma come? Un buon punto di partenza è quello di usare la biomimetica.

Il termine biomimetica, entrato nel dizionario solo nel 1974, indica il trasferimento di processi biologici dal mondo naturale a quello artificiale: ‘mimando’ i meccanismi che governano la natura, l’uomo può infatti trovare soluzioni a innumerevoli problemi. La natura non è più vista solo come un serbatoio di materie prima da sfruttare, ma come una fonte di saggezza frutto di un numero infinito di prove e tentativi. Gli esempi non mancano: il primo fu Leonardo Da Vinci quando studiò la struttura alare degli uccelli per creare ali simili per permettere all’uomo di volare. Ma anche la vernice autopulente ispirata alle foglie di loto o l'adesivo il cui meccanismo di fissaggio replica il modo in cui il geco si attacca alle superfici con milioni di minuscole setole. 

Tutto ciò è la parte più conosciuta, ma ciò che non è ancora stato indagato adeguatamente è la capacità della biomimetica di liberare il potenziale delle persone. Chiunque partecipi a un seminario o a un corso di formazione sulla biomimetica conosce la sensazione: i partecipanti condividono con più facilità e predisposizione fatti e curiosità, dimostrandosi anche più accoglienti verso i colleghi. Mentre acquisiscono una più profonda comprensione della sostenibilità, si rendono conto anche che la sostenibilità può guidare l'innovazione, e viceversa. Si sentono illuminati e incoraggiati. Si sentono finalmente impegnati.

Secondo l’inventore, architetto, filosofo e scrittore statunitense Richard Buckminster Fuller, i problemi con cui abbiamo a che fare oggi sul poco commitment dei lavoratori ebbero inizio quando le persone cominciarono ad allontanarsi dalla natura e così anche dalla loro stessa natura umana. Un paradigma che va cambiato però senza creare un nuovo modello di stile di vita, ma cercando di riscoprire e ricreare il modello precedente in cui l’uomo era molto più vicino alla natura. 

Le potenzialità della biomimetica per creare prodotti e processi in grado di adattarsi e di evolversi col tempo già le conosciamo. Ora, lo step successivo è quello di usare il suo potere (non più) nascosto per creare posti di lavoro in grado di adattarsi ed evolversi con noi proprio come fa la natura nel suo habitat, in cui i dipendenti possano essere coinvolti nei processi aziendali e in cui possano praticare essi stessi la biomimetica. Così riallineeremo anche noi stessi e il nostro lavoro con la natura. 


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