Il rapporto della FAO su cambiamento climatico, agricoltura e sicurezza alimentare

Oct 28, 2016 | scritto da:

Era il 1904 quando Vittorio Emanuele III tentò di creare un primo ente internazionale per la cooperazione in materia agricola. Si dovettero attendere ancora anni però, per vedere nascere l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura. Era il 16 ottobre 1945 quando a Québec venne fondata la FAO: l'agenzia specializzata delle Nazioni Unite con lo scopo di contribuire ad accrescere i livelli di nutrizione, aumentare la produttività agricola e migliorare la vita delle popolazioni rurali. Oggi ne sono membri 191 Paesi ai quali si aggiungono quelli dell’Unione Europea.

Negli anni la FAO ha fornito assistenza tecnica a tutti quegli Stati che richiedono di essere supportati nello sviluppo del proprio settore rurale e nella formulazione di programmi e politiche per la riduzione della fame, pubblicando anche rapporti con statistiche e proiezioni future della situazione mondiale. L’ultimo è stato presentato a Roma solo un paio di settimane fa dal direttore generale José Graziano da Silva.

The State of Food and Agriculture 2016: Climate Change, Agriculture and Food Security’ illustra come l’impegno per sradicare fame e povertà debba andare di pari passo con le rapide trasformazioni in atto dell’agricoltura e dei sistemi alimentari per far fronte a un mondo sempre più caldo. Ormai, è un dato assodato che l’agricoltura generi a livello mondiale circa un quinto delle emissioni di gas serra. Diventa quindi necessario contribuire maggiormente a combattere il cambiamento climatico che ultimamente sta riportando l’uomo alle sue insicurezze di quando era cacciatore e agricoltore. L’insicurezza, inoltre, si trasforma in volatilità dei prezzi alimentari e questa è una cosa che paghiamo tutti, non solo chi è colpito da siccità.

Secondo il rapporto steso dalla FAO, occorre rivedere i sistemi agricoli e alimentari: operazione non facile però a causa del gran numero di soggetti coinvolti, della molteplicità dei sistemi, della trasformazione dei prodotti alimentari e dalle differenze negli ecosistemi. Il successo dipenderà molto dal sostegno che si riuscirà a dare ai piccoli contadini ad adattarsi al cambiamento climatico: nei Paesi in via di sviluppo vivono circa mezzo miliardo di famiglie di piccoli contadini che producono cibo e altri prodotti agricoli in condizioni agro-ecologiche e socio-economiche notevolmente diverse. L’adozione di pratiche intelligenti dal punto di vista del clima, come ad esempio un uso efficiente dell’azoto e varietà di colture più resistenti al caldo, una lavorazione minima del terreno e una gestione integrata della fertilità del suolo, farebbe aumentare la produttività e i redditi degli agricoltori. Il rapporto stima che già la sola adozione di pratiche efficienti dal punto di vista dell’azoto farebbe ridurre il numero di persone a rischio denutrizione di oltre 100 milioni.

La conclusione della FAO è incisiva: se non si interviene, l’agricoltura continuerà ad essere una delle principali fonti di emissioni di gas serra. Ma con l’adozione di pratiche più ecologiche e incrementando la capacità del suolo e delle foreste di sequestrare il carbonio, si possono ridurre le emissioni incrementando al contempo la produzione di cibo per nutrire la crescente popolazione mondiale. I sistemi alimentari possono contribuire ulteriormente, riducendo le perdite e gli sprechi, nonché attraverso la promozione di un’alimentazione più sana così da lasciare un impronta ambientale più leggera.

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