Iluut, una ventata di sostenibilità nell'industria della moda

Sep 21, 2016 | scritto da:

Perché non poter sapere da dove arrivano gli abiti che indossiamo e quali sono stati i passaggi che hanno portato alla loro realizzazione? La volontà di valorizzare la trasparenza dei produttori, le qualità delle materie prime e di condividere con il consumatore tutte le informazioni riguardanti la produzione dei vestiti che indossa è convinzione portante di iluut, marchio di moda sostenibile che realizza e produce in Europa.

Iluut è stato creato nel 2014 da Elina Cerell, convinta che i capi siano fonti sostenibili, rintracciabili in tutti i loro ‘ingredienti’, e anche vendibili a un prezzo accessibile. Elina, ventinovenne di Helsinki, sognava da sempre di poter essere artefice di un cambiamento positivo nel mondo della moda. Studia, lavora per tre anni in una delle più importanti agenzie di pubblicità in Finlandia, finché non decide di caricare un video su YouTube raccontando il suo progetto di sostenibilità e lanciando un appello per trovare altre persone che la accompagnassero in questo viaggio. Trova Silvia Stella Osella, milanese, 30 anni, che in passato aveva lavorato per Zara, Topshop e Adidas. Iniziano a chiacchierare su Skype e scoprono di avere la stessa visione sia per l’abbigliamento, sia per altri prodotti. Ma trova anche Vj Taganahan, stilista venticinquenne di Londra, che condivide la stessa visione e speranza per avere un’industria della moda più sostenibile.

Nella primavera del 2016 il trio di giovani donne registra ufficialmente la loro società iluut, parola derivante dal finlandese ‘tuuli’, ovvero ‘vento’. E sì, è ‘vento’ scritto capovolto per simboleggiare la volontà della neoazienda di vedere un cambiamento positivo nella moda, per unire creatività, bellezza e responsabilità ambientale. Per trovare i tessuti della loro collezione viaggiano per l’Europa e vedono con i loro occhi ogni parte della catena di montaggio, dall’agricoltura passando per filatura, tessitura, stampa e trasporto per il mondo, conoscendo le persone coinvolte e il loro altissimo know-how.

In Europa l’industria locale fatica a crescere – ma a volte anche a restare a galla – a causa di una concorrenza estera che si basa sul prezzo estremamente basso a discapito della qualità. Che peccato sarebbe perdere tutto questo saper fare. In più Elina, Silvia e Vj fanno ricerche, s’informano e notato che nella moda sostenibile attualmente presente sul mercato europeo vi è una mancanza di design moderno in grado di adattarsi alle esigenze delle consumatrici di oggi.

Ad agosto 2016 lanciano la loro campagna di crowdfunding per produrre i primi 100 pezzi della loro collezione, pezzi moderni per donne europee, perché lo stile non deve essere compromesso per la sostenibilità. L’orgoglio c’è, anche perché il lino delle loro maglie è al 63% prodotto in Normandia, la loro camicia-abito simbolo è una miscela di cotone Tencel inventato in Austria, e tutti i capi sono cuciti e rifiniti in Finlandia. Non appena iluut sarà avviata, il primo progetto è di costruire una POP (Pencils Of Promise), ovvero una scuola nei paesi del terzo mondo. Intanto, tutti i tessuti rimanenti dopo il taglio dei capi sono inviati a Carpet for Life, una cooperativa che collabora con una comunità di donne nel deserto del Marocco e trasforma scarti in bellissimi tappeti. Una sostenibilità che davvero coinvolge tutto il processo creativo e di produzione.

 

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