In Francia non si potrà più buttare il cibo ancora buono

Jun 08, 2015 | scritto da:

In Francia arriva una nuova legge anti-spreco, i grandi negozi non potranno più buttare il cibo ancora consumabile ma lo dovranno donare ad associazioni caritative. La nuova normativa, infatti, vieta ai negozi — di oltre 400 metri quadrati — di distruggere prodotti alimentari ancora consumabili e impone di consegnarli in priorità ad associazioni caritative come le banche alimentari o tante altre associazioni locali. Mentre i prodotti non più consumabili dovranno essere utilizzati per l’alimentazione animale e infine, per la valorizzazione energetica, ovvero compost per l’agricoltura o la metanizzazione.

Ma non è tutto. Essa vieta anche l’applicazione della “data limite per l’utilizzo ottimale” (DLUO) a una serie di prodotti tra cui aceto, sale da cucina, zucchero allo stato solido, gomma da masticare, zuccheri aromatizzati e/o colorati, vini e bevande alcoliche di almeno dieci gradi, frutta e verdura fresca non preparata, prodotti di panetteria e pasticceria normalmente consumati entro 24 ore.

Ci sembra una buona iniziativa. Ma qualcuno ha suscitato qualche polemica. La stampa francese si è domandata quale sarà il reale effetto sullo spreco alimentare, dal momento che questi due articoli impongono unicamente regole e sanzioni alla grande distribuzione. Ma è stato osservato che, secondo i dati del Ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo Sostenibile, le principali fonti di spreco alimentare sono i nuclei famigliari (67%), seguiti dalla ristorazione collettiva (15%) e dalla grande distribuzione organizzata (rispettivamente 11% e 5% secondo la Commissione Europea). In generale ed in particolare la grande distribuzione francese ha introdotto buone pratiche aziendali per smaltire gli invenduti: promozioni prima della scadenza, campagne ad hoc per l’acquisto anche della frutta e della verdura “moche” . Per ragioni anche d’immagine, le grandi catene sviluppano e pubblicizzano iniziative innovative “anti spreco”, che coinvolgono talora anche i produttori e i consumatori.

Quindi una norma del tutto inutile? Io non direi. Tanto per cominciare farà cessare si spera totalmente la distruzione di una parte degli invenduti ancora commestibili, praticata occasionalmente da alcuni negozi, e soprattutto favorirà il loro recupero per l’alimentazione animale e la valorizzazione energetica. Perché non prendere esempio ed allargare la stessa cosa a tutta l’Europa?

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