Intermarchè e i brutti anatroccoli dell’ortofrutta: la sua buffa campagna contro lo spreco alimentare

May 05, 2015 | scritto da:

Con l’Expo 2015 il problema dello spreco alimentare è più che mai sotto i riflettori ed ecco l’emergere di iniziative davvero originali per arginare questo fenomeno. I protagonisti di oggi sono i “brutti anatroccoli” dell’ortofrutta: melanzane, patate, limoni, arance, mele e chi più ne ha più ne metta.

 

La catena di supermercati francese Intermarché ha lanciato una campagna volta a sensibilizzare i consumatori all’acquisto di frutta e verdura un po’ “bruttine” (moche), escluse dalla vendita in quanto difformi e insolite. Non proprio ciò di cui il consumatore è solitamente alla ricerca quando esamina i prodotti del reparto ortofrutticolo. Si chiama Inglorious Fruits and Vegetables ed ha come testimonial (starring) “la mela grottesca”, “la patata ridicola” e “la brutta carota”, facendo leva sul loro lato buffo.

 

Intermarche - 'Inglorious Fruits and Vegetables' from Goodvertising on Vimeo.

 

Frutta e verdura, succhi e zuppe, sono stati venduti al 30% in meno, accompagnate da una degustazione volta a far comprendere al consumatore come l'aspetto estetico del prodotto ortofrutticolo non mini assolutamente la sua qualità. Ed ecco che "L'arancia brutta fa un succo bellissimo”. Oltre ad essere un’ ottima iniziativa per ridurre lo spreco alimentare, rappresenta uno straordinario esempio di comunicazione pubblicitaria espressa in cartellonistica, in spot televisivi e attraverso i principali social media. Nei poster, il protagonista di riferimento è accompagnato da slogan dal tono umoristico, come “La melanzana brutta, a questo prezzo potrebbe essere ancora più brutta” (qui un paio di consigli su come farvi delle melanzane tutte vostre). Negli spot una voce fuori campo gli rivolge un vero e proprio discorso motivazionale sul fatto di dover essere fiero perché ciò che conta è la bellezza interiore. Umorismo che porta ad una sana riflessione sulle scelte d’acquisto di ogni giorno. Anche perché, siamo certi che l'uniformità (o omologazione) sia l'offerta migliore al consumatore?

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