L’intelligenza è anche nelle piante

Mar 24, 2014 | scritto da:

 

Negli ultimi anni diverse ricerche scientifiche hanno dimostrato che le piante sono esseri dotati di cognizione, capaci di comunicare, elaborare informazioni, scegliere, fare calcoli, apprendere e memorizzare. Queste scoperte hanno sollevato un dibattito non solo scientifico ma anche filosofico sul nome da attribuire a queste capacità e forme di comportamento del mondo vegetale: possiamo chiamarle intelligenza?

Su questo tema il settimanale Internazionale del 13/20 marzo ha riportato l’inchiesta di Michael Pollon sul New Yorker, che mette in evidenza il nuovo campo di ricerca della neurobiologia vegetale, presentatosi al mondo scientifico nel 2005 in occasione del primo Symposium on Plant Neurobiology a Firenze. I pionieri di questo rinnovato campo di ricerca, che per decenni era rimasto inesplorato, hanno fondato la Society for plant neurobiology e la rivista Plant signaling & behavior.

Uno dei centri di ricerca più specializzati in ricerche sull’intelligenza delle piante si trova proprio a Firenze: il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (LINV), guidato dal professor Stefano Mancuso, della Facoltà di Agraria dell’Università di Firenze, è all’avanguardia in questo campo. Mancuso e i ricercatori del Linv hanno scoperto che i segnali bioelettrici delle piante sono particolarmente vivaci in una minuscola regione dell’apice radicale, chiamata zona di transizione, che possiede caratteristiche neuronali molto simili a quelle del nostro cervello. Questi apici sono autonomi ma interattivi: comunicano attraverso una rete diffusa. “Una singola radice è in grado di sentire continuativamente almeno 20 differenti parametri chimici e fisici e di aggiustare il proprio comportamento di conseguenza. Insomma toglietevi quel sorrisino di superiorità quando parlate delle piante: state sorridendo dei veri dominatori di questo pianeta” ha dichiarato Mancuso. (Corriere del Ticino, 11.03.2014)

Le possibili ricadute di queste scoperte sono enormi. Soprattutto in termini culturali, di come l’uomo occidentale si pensa in relazione alle piante sulla Terra, popolo molto più antico e numericamente di gran lunga più presente, nonché responsabile della presenza della vita sul pianeta!

Si stima che noi conosciamo soltanto il 5-10 % delle specie vegetali presenti sul pianeta - ha detto Mancuso - e da queste traiamo il 95% di tutti i principi medicinali utilizzati dall’uomo. Ogni anno migliaia di specie di cui non sappiamo assolutamente nulla si estinguono, portando con se chissà quali regali per l’umanità che non conosceremo mai. Spesso paragono il mondo delle piante a un enorme regalo fatto all’uomo, che noi gettiamo via senza nemmeno averlo scartato. Ecco, forse sapere che le piante ragionano, sentono, comunicano potrà farcele sentire più vicine e magari proteggerle con più efficacia” (fonte: Rosa D’Antona 2008, in Biochiave.it)

A chi vuole avventurarsi alla scoperta di questo tema tanto vasto e suggestivo segnalo Verde Brillante, sensibilità e intelligenza del mondo vegetale di Stefano Mancuso e Alessandra Viola.

L’ambiente scientifico a livello internazionale si è finora manifestato scettico di fronte alla possibilità dell’intelligenza vegetale, più per incredulità culturale che per carenza di evidenze scientifiche. Non è certo una novità che questo accada: i tabù hanno sempre ostacolato l’evoluzione della conoscenza, ma non l’hanno mai impedita del tutto.

Il nocciolo del discorso sembra essere: Siamo pronti a riconoscere che le piante hanno una loro forma di intelligenza, per quanto differente dalla nostra?

 

 

Photo credits: verona-in.it

 

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