La fine del caffè

Sep 19, 2016 | scritto da:

Che sia nero e bollente, macchiato caldo o freddo, lungo, ristretto o shakerato, iniziare la giornata assaporando un buon caffè è per molte persone un rito quotidiano da celebrare una o più volte al giorno, al bar, a casa o in ufficio, da soli o in compagnia.

È davvero difficile immaginare un mondo senza caffè, ma se non si combatterà adeguatamente il cambiamento climatico e il conseguente surriscaldamento globale, potremmo dover dire addio alla consueta tazzina di espresso. Lo denuncia un recente rapporto del Climate Institute australiano (un'organizzazione di ricerca indipendente che lavora con comunità, imprese e governi per guidare soluzioni innovative ed efficaci al cambiamento climatico) intitolato 'A Brewing Storm: The climate change risks to coffee'.

Senza un'azione forte per ridurre le emissioni, il cambiamento climatico è destinato a dimezzare la superficie globale adatta alla produzione di caffè entro il 2050, causando un aumento dei prezzi e un abbassamento della qualità del prodotto. Meno aroma, meno gusto, ma più soldi spesi. L'aumento delle temperature e le condizioni climatiche estreme (eccesso di pioggia o di siccità) potrebbero infatti avere conseguenze molto negative sulla fertilità e sulla buona crescita degli amati chicchi e sono molti i Paesi che stanno già accusando i primi duri colpi alla produzione di cui Messico, Guatemala, Nicaragua e Tanzania sono solo alcuni esempi.

Il caffè non è solo una piacevole abitudine per i molti che lo bevono (oltre 2,25 miliardi di tazzine di caffè sono consumate in tutto il mondo ogni giorno), ma è anche un'industria globale da 19 miliardi di dollari e la fonte di sostentamento per 120 milioni di persone in 70 paesi in via di sviluppo, la maggior parte dei quali piccoli proprietari con poca capacità di adattamento ai cambiamenti climatici che si guadagnano da vivere grazie all'industria del caffè.

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