La foresta verticale di Shjiazhuang

Jan 05, 2016 | scritto da:

A Milano sono ormai diventati un simbolo, un po’ come il Duomo o la Scala. Li vedi spiccare nello skyline e fanno invidia anche ai veri boschi, perché le due torri progettate dall’architetto Stefano Boeri sono il bosco verticale non solo del quartiere Isola, ma di tutta la città meneghina, accogliendo una biodiversità floristica di oltre 11mila tra alberi, arbusti ed essenze vegetali, e contribuendo a un significativo risparmio energetico, rigenerano l’ambiente e la biodiversità urbana senza implicare un’espansione della città nel territorio.

Il pluripremiato bosco verticale ha attirato l’attenzione anche della capitale di provincia più inquinata della Cina, Shjiazhuang, che ha richiesto a Boeri di realizzare non un bosco, ma un’intera foresta verticale in grado di ripulire l’aria, aumentare la biodiversità vegetale e faunistica, ridurre consumi energetici e riscaldamento globale. Di certo una prova non da poco, considerato anche il fatto che i lavori saranno osservati dalle imponenti montagne butterate dalle miniere di carbone e dal calderone fumante di acciaierie che la zona accoglie, per tutti i cinque anni necessari a completare il progetto. Progetto che sarà un fiore, sia per la forma che per quello che verrà a significare, con cinque quartieri come petali e un centinaio di boschi verticali come palazzi residenziali, oltre ad edifici più bassi adibiti ad uffici, laboratori, scuole, circondati e avvolte da piante, alberi e prati.

Una foresta autosufficiente, cablata per tutte le esigenze, attraversabile a piedi, ciclabile, con reti di trasporto sostenibili, ridurrà lo spreco del suolo con l’espediente della costruzione in altezza. Insomma, parafrasando Mulan, sarà un fiore raro e bellissimo, perché sbocciato nelle avversità di un territorio difficile.

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