La marcia verde a New York

Sep 23, 2014 | scritto da:

A Manhattan oltre 300 mila persone hanno suonato l'allarme per il global warming; un minuto di silenzio per le vittime del climate change, poi un’esplosione di suonerie di cellulari e vuvuzele, fischietti e tamburi, voci spiegate e bande musicali, gli shofar delle sinagoghe e le campane delle chiese. La rabbia della gente è scesa in piazza per risvegliare dall’apatia i poteri forti: «Leader, ascoltateci: il clima è una priorità della politica», ha detto l'attore e attivista anti-fracking Mark Ruffalo. «Non abbiamo un pianeta B».

Leader sindacali, studenti, «verdi», minatori di carbone del Kentucky e vittime di Sandy e Katrina, scienziati in camice bianco, nonni e nipotini,  Susan Sarandon e Leonardo Di Caprio hanno sfilato con i leader dei popoli indigeni del Canada. In strada c’era anche la politica rappresentata dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon, infilato in una maglietta con il logo “ Climate Action”, a braccetto con  il sindaco di New York, Bill De Blasio, e l’ex vicepresidente Al Gore.

A due giorni dal vertice convocato da Ban Ki Moon al Palazzo di Vetro, la marcia di New York è stata la protesta più imponente mai organizzata contro il cambiamento climatico, e solo una delle 2.700 manifestazioni che si sono svolte in 162 Paesi del globo, da New Delhi a Melbourne, da Johannesburg a Londra, con i volti pop di Emma Thompson, Vivienne Westwood, Peter Gabriel. 

Sono i prossimi decenni quelli in cui finirà la nostra epoca, per via del costante aumento dei gas serra, dell’innalzamento delle temperature, dello scioglimento del premafrost e del conseguente spargersi in atmosfera delle enormi quantità di CO2 finora intrappolate sotto i ghiacci perenni. Ha spiegato qualche tempo fa il teorico americano Noam Chomsky citando un report della Ipcc (Intergovernmental panel on climate change).

E la capitale italiana? Un migliaio di manifestanti hanno formato un cuore verde davanti al Colosseo con la presidente della Camera Laura Boldrini e i rappresentati delle numerose istituzioni che hanno aderito alla giornata; tra cui l’Assessore all’Ambiente, i rappresentanti di Legambiente, di Kyoto Club, Greenpeace Italia. Ma nel nostro paese sul tema ambiente non esiste politica, non esiste un partito, non esiste la partecipazione di attori e cantanti, non c’è traccia dell’indispensabile base intellettuale.

Il 23 settembre comincia a New York il vertice sul clima organizzato dalle Nazioni Unite a cui parteciperanno più di cento leader politici di tutto il mondo. Le Nazioni Unite vorrebbero che fosse stipulato un nuovo accordo sulla riduzione dei gas serra entro il 2015; all’appello ci sono i «grandi assenti» la cancelliere tedesca Angela Merkel, il presidente cinese Xi Jinping e il nuovo premier indiano Narendra Modi. Anzichè mostrare unità, la giornata del summit potrebbe diventare il palcoscenico di antiche divisioni tra ricchi e poveri del mondo. Nel frattempo la consapevolezza e il rispetto per l’ambiente sembra crescano, almeno all’estero. 

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