La pianta del mirto nella mitologia

Mar 05, 2015 | scritto da:

Il mirto, che nell’immaginario collettivo è inevitabilmente legato alla regione Sardegna, venne in precedenza venerato in tutto l’Impero Romano e nell’antica Grecia, tanto che ancora adesso può vantare un passato particolarmente illustre all’interno della tradizione mitologica antica e della simbologia spirituale relativa al culto della vita e della morte.

La pianta del mirto è sempre stata associata a divinità femminili come Astarte (divinità Babilonese) e Afrodite che, secondo il mito, non appena emerse dalla spuma del mare si nascose dietro un cespuglio di mirto ed utilizzò i suoi rami per coprirsi le parti intime. Ad ogni modo questa stretta relazione con la femminilità fa del mirto una pianta legata alla fecondità, alla gioia della vita e dell’amore, alla rinascita e alla pace e a tutta quella simbologia vitale e positiva che portò i Romani ad abbellire i loro giardini con questo arbusto nella convinzione che all’interno del suo tronco e dei suoi rami scorresse la gioia. Secondo Plinio il Vecchio (I sec d.C) il mirto veniva usato per abbellire i giardini pubblici dell’Impero proprio perché era in grado di propiziare una vita goiosa ai cittadini ed offrire una benefica energia di pace. Roma, comunque, era considerata “la città del mirto” da un tempo ben più remoto perché questo arbusto cresceva sul suo terreno ancor prima che essa venisse fondata.

Al contempo il mirto, pur essendo simbolo di vita, gioia e amore, era anche considerato una pianta tipica del Regno degli Inferi perché folti boschetti di mirto crescevano nell’Ade e perché si narra che Dioniso donò al re degli Inferi piante di mirto per riavere indietro la madre Selene. Ecco come il mirto accompagna la storia dell’uomo dalla nascita alla morte simboleggiando la vita nell’aldilà e lo spirito di rinascita, la luce e le tenebre allo stesso tempo.

Photo credits: rurality.it

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