La sostenibilità di casa Ford

Sep 13, 2016 | scritto da:

Tra le prime a essere raccontate da noi di Treedom c’è stata sicuramente Volvo con la sua campagna #DrivingDirty; tra le ultime invece la statunitense Mars Incorporated. In mezzo però ci sono state tante altre aziende come Avene, Ikea, oltre all’intervista di Stefano Zamagni, Professore Ordinario di Economia all’Università di Bologna, sull'Harvard Business Review per spiegare cos’è la CSR e del perché le aziende che la praticano ne beneficiano non solo a livello di immagine, ma anche a lungo andare nel bilancio. All’elenco oggi si aggiunge anche la Ford Motor Company, in realtà, però, già presente. Era febbraio quando la multinazionale lanciò il Ford Design Challenge in cui dieci giovani designer avevano il compito di creare abiti di alta moda con tessuti sostenibili ricavati da vecchi sedili di macchine Ford.

Le iniziative in favore della sostenibilità ambientale in casa Ford sono in tutti i campi in cui l’azienda lavora: del resto il suo fondatore Henry era un ambientalista e già agli albori del Novecento, ad azienda da poco costituita, puntava a contenere i prezzi dei beni prodotti attraverso la riduzione dei tempi di lavorazione, introducendo il sistema di lavoro della catena di montaggio. Oggi, a più di 100 anni di distanza, le operazioni di sostenibilità che riguardano la supply chain a livello globale sono gestite da Mary Wroten, ingegnere meccanico, che porta avanti 100 miliardi di dollari di sforzi compiuti per affrontare le sfide critiche, compresi i diritti umani e le condizioni di lavoro, la scarsità d'acqua la mitigazione e la riduzione delle emissioni di carbonio tra i fornitori in tutto il mondo.

In particolare, sono però acqua e catena di montaggio a essere in cima all’agenda della multinazionale. Per la prima risorsa, già dal 2009 Ford ha ridotto la quantità di acqua utilizzata per la produzione di ogni veicolo del 30%. Per la seconda invece, l’implementazione si basa sulla convinzione che la condivisione delle migliori pratiche lavorative con i fornitori possa fare la differenza a livello d’impronta ambientale. “Se una regione dovesse esaurire, nei prossimi cinque anni, tutta l’acqua a sua disposizione, il costo per l’oro blu aumenterebbe vertiginosamente”, dice la Wroten. “E se uno dei nostri fornitori fosse in quella zona, dovrebbe pagare molto di più per poterla utilizzare nelle sue operazioni ad acqua, costi che si riverserebbero sulla clientela Ford.”

Così, per far fronte a questo possibile problema, nel 2014 è stato istituito il sistema PACE (Partnership for a Cleaner Environment) per condividere le migliore pratiche di Ford nel campo del risparmio energetico, idrico e nella gestione dei rifiuti fra tutti i fornitori (1.200 diretti e 11.000 indiretti). Questo consente ai fornitori che non hanno competenze tecniche in queste aree, o che semplicemente non sanno da dove cominciare, per ridurre il loro impatto ambientale. I fornitori dovranno solo segnalare quali pratiche stanno implementando nelle loro strutture e la percentuale di intensità per misurare i miglioramenti.

Prossimi obiettivi? L’espansione del programma dedicato ad aria e rifiuti. Una cosa è certa: la Ford corre, corre come le sue auto sanno fare da sempre, sulla giusta direzione.

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