Lago d’Aral: storia di un disastro ambientale

Feb 09, 2015 | scritto da:

Gli effetti del cambiamento climatico, lo sfruttamento per l’irrigazione e i pesticidi chimici hanno letteralmente prosciugato il Lago d’Aral che fino agli anni 60 vantava una superficie di 68mila chilometri quadrati. Oggi, secondo la Nasa ne è rimasto meno del 10 per cento.

Negli anni 60 l’Unione Sovietica iniziò lo sfruttamento del lago al confine tra le repubbliche del Kazakistan e dell’Uzbekistan per irrigare i campi delle grandi aree desertiche dell’Asia Centrale; i due affluenti,  il Syr Darya e l'Amu Darya, erano fondamentali per l’irrigazione e lo sfruttamento intensivo li ha svuotati causando l’abbassamento delle acque del lago. Lo sfruttamento addizionato al clima caldo ha provocato l’evaporazione del bacino riducendolo sempre più.

Nel 2000 la Nasa ha scattato alcune immagini che mostrano l’Aral diviso in due piccoli bacini che insieme occupano circa il 10% della superficie originaria e nel 2014 il clima arido ne ha causato il quasi completo prosciugamento.

Alle deviazioni dei fiumi e al clima si aggiunge l’uso di pesticidi chimici usati per le coltivazioni, che trasportati dal vento si sono sparsi nei territori circostanti. Evaporazione e pesticidi hanno causato un ulteriore innalzamento delle temperature.

Nel 2005 il Kazakistan ha iniziato la costruzione di una diga di 12 chilometri per tentare di salvare la parte settentrionale del lago d’Aral, non certo per amor dell’ambiente ma per l’irragazione, ma i risultati non sono stati soddisfacenti.

Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon ha definito la situazione del lago come uno dei più gravi disastri ambientali provocati dall'uomo. Uno tra i tanti.

Photo credits: buongiornoslovacchia.sk

 

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