Le case che in Africa resistono al cambiamento climatico

Jan 26, 2017 | scritto da:

In arabo Sahil vuol dire ‘bordo del deserto’. Per questo, quella fascia di territorio dell’Africa sub-saharina che si estende da est a ovest, confinando col Sahara a nord e con la savana a sud, venne chiamata Sahel. La sua è una storia di nascita e di morte: qui sorsero i più sviluppati e potenti regni del continente africano, indicati spesso come regni saheliani, ma l’alto tasso di desertificazione portò alla distruzione delle colture e numerosi problemi di approvvigionamento idrico. Infine, con il sopraggiungere del cambiamento climatico, si ridusse drasticamente anche la fornitura di legno e paglia

Tra i principali danni della carenza di questi due materiali, vi furono le difficoltà di costruire (o restaurare) case adatte ad affrontare il clima della regione. Ma anche case dignitose per la vita. Non avere legno e paglia costrinse gli abitanti del Sahel a utilizzare materiali più costosi, ma poco adatti. Uno fra tutti fu il ferro che rende le case bollenti in estate e difficili da riscaldare in inverno. 

La ONG Voute Nubienne però, sembrerebbe essere riuscita a trovare una soluzione per affrontare il problema facendo rivivere le antiche tecniche architettoniche praticate dalla civiltà Nubian oltre 3.000 anni fa. In architettura, il termine ‘nubian vault’ è conosciuto: indica un tipo di superficie curva in grado di formare una struttura a volta senza il bisogno di alcun sostegno, spesso praticata nell’antico Egitto e poi gradualmente abbandonata. La ONG che porta il nome di questa tecnica ha proprio riproposto costruzioni simili, per ottenere case migliori, più performanti e a prezzi inferiori. I materiali necessari sono, esattamente come nei tempi passati, materiali poveri: mattoni a base di terra e malta e roccia per le fondamenta. Così, con soli 150$ e 15 giorni si ha una casa adatta ad affrontare il clima del Sahel, calda di notte e fresca durante il giorno. 




L’antico metodo funziona ed è già attivo: oggi circa 20.000 persone di 5 Paesi (Burkina Faso, Mali, Senegal, Benin e Ghana) vivono nelle case costruite seguendo la tecnica nubian. La ONG ha formato più di 500 muratori e un centinaio di apprendisti, per diffondere il metodo e poter rispondere in maniera più tempestiva alle tante richieste da parte della popolazione. Ma soprattutto ora la richiesta non è più per semplici abitazioni, ma anche per case famigliari di lusso, suddivise su più livelli e provviste di numerose camere e edifici pubblici, scuole e municipi in primis. 


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