Le eruzioni vulcaniche peggiorano la qualità dell'aria

Nov 06, 2015 | scritto da:

A scuola ci descrivono l’Islanda come quell’isola di ghiaccio abbastanza vicina al continente europeo da essere ancora abitata, ma nella quale la natura ha avuto il sopravvento, potendo sprigionare tutta la sua energia e bellezza tra geyser, vulcani e aurore boreali. Così cresciamo e ci restano in mente foto di paesaggi spettacolari, anche se a volte madre natura, bisogna dirlo, fa paura: non regala più bellezze ma attimi prolungati di terrore con eventi come terremoti o eruzioni vulcaniche.

Quest’ultime sono particolarmente frequenti sul territorio islandese che conta più di 200 vulcani e la maggior parte di essi sono attivi. Uno studio condotto da un team di scienziati europei provenienti dalle Università di Leeds, Edimburgo e dal Met Office, ha preso in considerazione i fumi emessi durante i sei mesi di eruzione del vulcano Bárðarbunga nel 2014. I livelli di anidride solforosa dispersi nell’atmosfera arrivarono a toccare 120 mila tonnellate al giorno, aumentando così il rischio di piogge acide e problemi respiratori.

Quella sostanza rilasciata nell’aria, è la stessa che viene emessa dall’uomo in seguito a processi industriali come la combustione di combustibili fossili o la fusione. L’unica differenza tra la produzione umana e quella in natura, è che la prima è sensibilmente in diminuzione dal 1990, arrivando a toccare quota 12 mila tonnellate al giorno nel 2010. Quelli di madre natura in seguito a un’eruzione vulcanica, sono invece anche tre volte superiori alla quantità emessa giornalmente di anidride solforosa da parte di tutti i Paesi Europei giornalmente.

Cifre che fanno impallidire esperti e non che con questo studio pubblicato sulla rivista Journal of Geophysical Research, sperano si possa analizzare e comprendere meglio come queste eruzioni possano effettivamente incidere sulla qualità dell’aria, soprattutto in Inghilterra.

Pianta ora Scopri Treedom Business