Le nuove donne del cacao dalla Costa d'Avorio a Milano

Jul 04, 2016 | scritto da:

Milano, Costa d’Avorio, Milano. Un viaggio che inizia tempo fa e che senza saperlo è riuscito a creare legami inaspettati e nuove possibilità di lavoro. L’elemento che ha fatto da collante è stato il cacao. Il Paese che ne produce di più in assoluto è la Costa d’Avorio con 1 milione e mezzo di tonnellate all’anno. Quasi tutto il raccolto però, viene esportato all’estero, mentre nelle piantagioni restano solo le donne e i bambini a lavorare, tra sfruttamenti e molta poca indipendenza economica.

Forse l’unica indipendenza che hanno sempre percepito come loro è stata quella di portare avanti un’antica tradizione popolare che insegna come usare gli scarti di cacao per produrre sapone. L’imprenditrice ivoriana Solange N’Guessan, che ha studiato management agricolo, a capo di 18 cooperative, ma soprattutto a conoscenza sia della situazione di sfruttamento, sia di questa antica e preziosa tradizione, ha deciso di aprire una fabbrica di sapone nel suo paese. L’obiettivo era quello di trasformare una pratica antica in una produzione organizzata, con macchinari che hanno reso il lavoro meno faticoso e più accessibile a un maggior numero di donne possibile.

Così, il 26 settembre 2015 nel villaggio di Medoh, a circa 300km da Abidjan, la città più grande del Paese, viene inaugurata una fabbrica di sapone, tutta al femminile in grado di dare lavoro a 100 donne del posto che per la prima volta guadagnano uno stipendio. Il sapone prodotto con gli scarti della lavorazione del cacao ha anche ricadute positive sull’ambiente e sulla salute della comunità: una maggiore diffusione dell’igiene personale per contrastare le malattie epidemiche, mentre la raccolta dei gusci di cacao, che di norma restano a terra dopo il raccolto, aiuterà i terreni a essere più produttivi.

Solange N’Guessan ha stretto un’alleanza preziosa per realizzare la sua fabbrica di sapone, con i titolari dell’italiana Luigi Zaini S.p.A. produttrice di cioccolato, dove le pari opportunità sono considerate un traguardo imprescindibile della responsabilità d’impresa. La Zaini S.p.A. nasce a Milano nel lontano 1913, a guidarla proprio il signor Luigi, ma quando muore nel 1938, la conduzione passa alla moglie Olga. Una rivoluzionaria per l’epoca: una delle prime donne imprenditrice italiane che conduce la fabbrica attraverso i difficili anni della Seconda Guerra Mondiale e alla ripresa del dopoguerra per arrivare al boom economico. Proprio in suo onore, il sapone ivoriano è stato chiamato Olga-Z, un segno di riconoscimento per la famiglia Zaini unito alla volontà di essere altrettanto rivoluzionari per il territorio africano.

Ecco le tappe del viaggio: la Milano di inizio Novecento, il riscatto della Costa d’Avorio odierna e il ritorno a Milano proprio in questi giorni per la mostra che racconta tutto questo. Fino al 17 luglio, la Triennale ospita la mostra “Le nuove donne del cacao, una raccolta di scatti ad opera di Francesco Zizola, vincitore del World Press Photo 2016 - Contemporary Issue, in grado di indagare lo sguardo di quelle donne che si affacciano su una nuova prospettiva della loro esistenza. “Ho conosciuto Solange N’Guessan un anno fa nel villaggio dove sarebbe stato realizzato il suo sogno - racconta Francesco - mancava poco all'arrivo dei macchinari e la costruzione del fabbricato. Volevo cogliere il senso dell’attesa di donne che non si sono mai concesse di pensare in prospettiva, ma solo al presente. Quel senso di attesa nei loro sguardi dignitosi è l’essenza della mostra”.

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