Lo Smart Working che riduce la CO2

Mar 24, 2016 | scritto da:

Qual è l’idea alla base dello smart working? Essenzialmente fare un cambio di mentalità: dire addio al posto fisso - inteso come ‘la nostra scrivania’ - al cartellino e all’obbligo di dover andare tutti i giorni in azienda, per invece accogliere un lavoro agile non più incentrato sul motto work harder, ma sugli obiettivi da raggiungere. Oltreoceano è ormai cosa comune e anche nei paesi europei nostri vicini. In Italia qualcosa finalmente si sta muovendo: per ora sono le grandi aziende e le multinazionali ad accettare e a portare avanti la rivoluzione del lavoro intelligente, equipaggiando i dipendenti di portatili e smartphone prima e poi offrendo loro la possibilità di operare da casa qualche giorno al mese o in sedi più vicine ai domicili di residenza. Si riorganizzano così orari, postazioni di lavoro ed equilibri tra vita professionale e vita privata.

Forse non lo sai, ma un Osservatorio Smart Working esiste già ed è quello del Politecnico di Milano che studia e valuta caso per caso le singole aziende che hanno adottato la nuova prassi e i dipendenti che ne hanno usufruito. I numeri del fenomeno sono la fotografia di un successo che promette bene: nel 2015 il 17% delle società italiane ha avviato progetti di smart working, segnando un 8% in più rispetto al 2014. A questi dati si aggiungono le percentuali di soddisfazione dei lavoratori e soprattutto dei datori di lavoro che hanno visto aumentare la fiducia risposta nella propria azienda, la produttività e gli obiettivi raggiunti con meno stress per tutti.

Non dimentichiamoci poi che poter lavorare da casa qualche giorno al mese aiuta anche l’ambiente: la macchina resta in garage e la CO2 diminuisce. E sappiamo bene come questo punto sia molto importante per il Pianeta, ancor di più se prendiamo in considerazione gli allarmi degli scienziati sul clima impazzito a causa dell’inquinamento e dei conseguenti rischi a cui andiamo incontro.

Ti ricordi quando noi di Treedom ti abbiamo parlato dell’aria che respiriamo, non più fonte di vita, ma diventata un killer potentissimo e di come questo 2016 punti a diventare l’anno più caldo di sempre, battendo tutti i record? Ecco, questi sono solo due esempi di quello che sta succedendo al nostro amato pianeta Terra.

Ma chi sono queste grandi aziende e multinazionali che fanno sì che il circolo della felicità possa prendere piede tra dipendenti, datori di lavoro e ambiente? Di Barilla ti avevamo già parlato qui come la mamma delle nostre cucine, attenta alla nostra alimentazione e anche all’ecosistema. Non sorprende quindi trovarla tra le prime aziende ad aver offerto a oltre 1.600 persone la possibilità di lavorare da casa quando ne hanno necessità e dal 2020 questa opportunità sarà data a tutti gli 8.000 dipendenti.

 

A Milano, invece, Unicredit ha attrezzato due piani della torre Cesar Pelli come degli uffici del futuro funzionanti a pieno regime. Ognuno ha a disposizione un armadietto al cui interno ogni sera deposita computer ed effetti personali. Quando alla mattina dopo torna (se lavora in sede, cosa non scontata) sceglie una postazione libera, mettendosi vicino alla gente con cui lavora in team. A fine anno, 4.000 persone lavoreranno così nella città meneghina e avranno anche la possibilità di operare da casa o in uno dei cinque hub creati nelle filiali.

In quel di Agrate, la Star - che pure non consente ancora il teleworking - ha riorganizzato la sua sede in un open space dove ci sono solo scrivanie non assegnate, uguali per dirigenti e dipendenti, non si timbra il cartellino e ci sono orari di ingresso e di uscita flessibili. Assenze e straordinari? Si autocertificano.

Nell’elenco troviamo anche L’Oreal che ha fornito a migliaia di dipendenti PC e smartphone consentendo 2 giorni al mese (diventeranno presto 4) di lavoro esterno.

Siemens ha ridotto del 30% gli spazi lanciando il lavoro agile e senza scrivanie assegnate per 1.700 persone.

In Leroy Merlin, dove pure la timbratura è ancora obbligatoria, ognuno gestisce però in autonomia il suo orario in una fascia tra le 7 e le 21 e su 5 o 6 giorni della settimana.

Lo stesso fa Havas dove i team di lavoro si auto organizzano su orari e luoghi (bisogna solo garantire 4 ore continuate di reperibilità tra le 9 e le 18) con un grado di soddisfazione del 77%.

E poi ci sono Vodafone, Bnl-Paribas, Tetrapack e anche la General Motors. Tutte unite nel far star bene i propri dipendenti non solo nell’ambiente lavorativo, ma anche nell’ambiente inteso con il significato più tradizionale del termine: il nostro Pianeta. E sebbene cambiare, si sa, fa sempre un po’ paura, con la consueta diffidenza iniziale ormai di alibi non ve ne sono più. Il lavoro del futuro è una scrivania in meno, più flessibilità per un mondo più soddisfatto e pulito. Ed è già possibile oggi.

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