Mimosa Pudica: la pianta capace di ricordare

Mar 14, 2014 | scritto da:

La ricercatrice Monica Gagliano, del Consiglio Australiano di Ricerca, ha da poco scritto un saggio, non ancora reso pubbico, su L'apprendimento della Mimosa Pudica: sembra che sia riuscita ad individuare la capacità di questa pianta di imparare e ricordare. La Mimosa pudica, era già famosa per essere in grado di chiudere le sue foglie, quando queste vengono toccate, per proteggersi da possibili predatori. Guardate il video qui sotto, se non ci credete:

La ricercatrice scrive che la Mimosa è in grado di imparare e ricordare, senza possedere alcun cervello: questo è stato documentato tramite test che consistevano in prove di memoria a corto e a lungo termine, sia in un ambiente molto luminoso che in uno con scarsa luce.

Per prima cosa ha fatto cadere gocce d'acqua sulle foglie (sia in senso verticale che in orizzontale) per testare la reazione della pianta. In un primo momento la Mimosa chiudeva continuamente le foglie ma, dopo un po', ha imparato che questo disturbo non le causava nessun danno. Il test è stato ripetuto anche diverse settimane dopo ed il risultato è stato sorprendente: la pianta si è ricordata del comportamento, adottato in passato, riguardo a questo disturbo e tutto ciò è avvenuto anche in condizioni ambientali completamente differenti da quelle passate. Sono stati effettuati inoltre successivi test, come per esempio quello di caduta: la pianta, tramite un meccanismo che ne simulava la caduta, dopo la 4°/5° volta lasciava aperte le foglie tranquillamente, come se avesse capito che questo tipo di stimolo poteva essere ignorato senza conseguenze.

La dottoressa Gagliano non riesce ancora a spiegare in toto questi comportamenti, ma questa ricerca ha destabilizzato e reso molto acceso il dibattito sulla questione apprendimento rivolto alle piante. Nessuna rivista specializzata di settore ha ancora voluto pubblicare questa ricerca, non tanto per non dare risalto ai risultati, piuttosto è stata rigettata sopratutto per i termini che utilizza. Ma come lei stessa dice nel bell'articolo comparso sull'ultimo numero della rivista Internazionale: "Se non usiamo lo stesso linguaggio per descrivere gli stessi comportamenti nelle piante e negli animali, non possiamo fare raffronti". Citando sempre quest'articolo, la cosa che più spaventa è pensare che ad un apprendimento venga accostato la parola coscienza: "...Facoltà come l'intelligenza, la percezione del dolore, la capacità di apprendere e la memoria richiedono la presenza di un cervello o sono indipendenti dalla neurobiologia?"

 

 

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