Molto più che olio: gli ulivi millenari in Spagna sono musei all'aria aperta

Jan 17, 2017 | scritto da:

Pochi alberi sono rappresentativi della macchia mediterranea quanto gli ulivi, un patrimonio un tempo non abbastanza tutelato. Nella regione della Senia, a metà tra Barcellona e Valencia, si trova una delle aree a più alta concentrazione di ulivi millenari del Mediterraneo. In una fascia di non più di 50 km se ne trovano circa 5000 la cui ‘data di nascita’ risale ad oltre 1000 anni fa.

L’istituzione “Taula del Senia” ha intrapreso sin dal 2009 un censimento di questi alberi storici, alcun dei quali sono abbandonati da tempo. L’obiettivo dell’iniziativa, ancora in corso, è duplice: da una parte incrementare le evidenze scientifiche relative a queste piante straordinarie e alle loro origini, dall’altra sensibilizzare sul valore culturale ed economico che questo patrimonio, ignorato per anni, genera

Il partner tecnico dell’iniziativa è la Universidad Politécnica de Madrid (UPM), che impiega nella datazione un sistema di misurazione laser. Dai dati raccolti due ulivi sono risultati da record: uno, nominato “la Farga de l’Ariòn” sarebbe stato piantato al tempo dell’imperatore romano Costantino I, più di 1700 anni fa; l’altro “la Farga del Pou del Mas,” sarebbe da far risalire al IX secolo, quando la penisola iberica era sotto il controllo dell’emiro arabo Abd ar-Rahman II. Queste, ed altre piante eccezionali, sono diventate le opere vive da ammirare a cielo aperto nel Museo degli Ulivi Millenari della Senia.

Per decenni, incuranti del valore storico di questi alberi e scoraggiati dalla poca resa degli alberi, i contadini locali sono stati poco propensi a dedicarsi alla complessa coltivazione degli ulivi. Il progetto ‘Millenary Olive Trees of the Sénia’, nato dalla volontà di salvaguardare un territorio che si vedeva depredato e impoverito, ha cambiato radicalmente questa percezione. Sradicare un ulivo affinché questo sia venduto e trapiantato dall’altra parte del mondo non è più moralmente accettato dalla comunità locale. Questo percorso di assunzione di consapevolezza è anche oggetto del film spagnolo “El Olivo”, uscito nel 2016 per la regia di Iciar Bollain.

Emblematico il caso di Amador Peset, un giovane carpentiere che quattro anni fa, trovatosi senza lavoro durante la crisi economica spagnola, ha iniziato a prendersi cura degli ulivi millenari di quest’area riportandoli in condizioni adatte alla produzione. “All’inizio la gente mi prendeva per matto.” ha dichiarato Peset in un’intervista al magazine Olive Oil Times, “Non era normale vedere un ragazzo rimuovere le erbacce dagli alberi abbandonati. Ma quando hanno scoperto che c’era uno spiraglio per valorizzare il territorio e vendere olio, hanno cominciato a guardarmi con occhi diversi”.

Olio unico, vendibile come ‘prodotto da ulivi millenari’, ma non più commercializzato a spese dell’ecosistema come fosse l’avorio di Spagna. L’ambiente offre risorse. Pezzi di storia, radici vere di una porzione d’Europa che ogni giorno fa i conti con il suo essere ponte per il continente. Sta all’uomo valorizzarle.


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