Netflix e Amazon bocciate all'esame di Greenpeace

Jan 31, 2017 | scritto da:

Il premio come Signorina Rottermeier del web spetta sicuramente a Greenpeace: sgrida chi non assume l’impegno di utilizzare energia al 100% proveniente da fonti rinnovabili, chiede a tutti la massima trasparenza su rendimento energetico e consumo delle risorse e pretende lo sviluppo di una strategia per aumentare l’approvvigionamento di energia da fonti rinnovabili. Inoltre, meriti e strigliate avvengono pubblicamente e l’ultima risale proprio a qualche giorno fa. 

Il 10 gennaio scorso, Greenpeace ha pubblicato il report 'Clicking Clean: Who is Winning the Race to Build a Green Internet?' in cui ha analizzato l’impronta energetica dei grandi operatori di data center e di circa 70 tra siti web e popolari applicazioni. A prendersi i meriti e i complimenti sono stati Apple, Google e Facebook: in prima linea nell’utilizzo di energie pulite e in continuo miglioramento. A non passare l’esame (perché in ritardo sui tempi di marcia, ma non solo) e a prendersi la sgridata della Signorina Rottermeier sono invece due importanti colossi: Amazon e Netflix.  Per Greenpeace, nonostante gli annunci fatti, l’azienda di Jeff Bezos mantiene ancora all’oscuro i suoi clienti sulle proprie decisioni energetiche. Tale reticenza in merito è preoccupante, soprattutto se si considera che l’azienda sta allargando le proprie attività in aree geografiche in cui sono utilizzate prevalentemente energie non green. 



Situazione forse ancor più grave è quella invece di Netflix, piattaforma di streaming tra le più importanti al mondo, con un’impronta energetica che interessa un terzo del traffico internet in Nord America e che contribuisce in maniera significativa alla domanda di dati per lo streaming video. Il report di Greenpeace evidenzia come nel 2015 Netflix avesse annunciato l’intenzione di controbilanciare completamente le proprie emissioni di CO2. Eppure nulla di tutto ciò è stato fatto. L’azienda ha solamente comprato crediti di compensazione delle emissioni, senza aumentare gli investimenti nel green. 

Ma come mai Greenpeace ha rivolto la sua attenzione proprio alle aziende del settore informatico? Per scoprirlo basta guardare l’andamento degli ultimi anni e l’importanza dei consumi da parte di questi big. Nel 2012 il settore IT ha utilizzato il 7% dell’elettricità globale, cifra in aumento dato che per il 2017 si prevede di superare il 12%. Inoltre, nel 2015 lo streaming di video ha pesato per il 63% sul traffico totale di internet, e si prevede raggiunga quota 80% nel 2020.

La severità della Signorina Rottermeier nasconde però una lezione importante, che oltre a toccare il futuro dell’ambiente, tocca l’etica di queste grandi aziende. Essere un colosso, di successo, con un business invidiabile, implica anche – e sempre – delle responsabilità. Al pari di Apple, Facebook e Google, Netflix è uno dei più grandi attori di internet e gioca un ruolo chiave nel decidere con quale energia questo settore vada alimentato. La scelta di alimentarsi con energia rinnovabile e non da combustibili fossili diventa così anche un obbligo aziendale, per diventare ancor di più un esempio e modello da seguire.  


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