Nuvole e riscaldamento globale

Jul 29, 2016 | scritto da:

Le chiamiamo nuvole, anche se scientificamente parlando le dovremmo chiamare nubi formate da tante piccole particelle d’acqua, alcune condensate in cristalli di ghiaccio, galleggianti nell’atmosfera sopra le nostre teste. Da esse si originano alcuni fenomeni atmosferici, ma anche i nostri giochi di bambini (e non solo) quando osservavamo il cielo cercando di trovare una qualche rassomiglianza con un oggetto, un viso o il nostro animale domestico.

Queste soffici e spumose nuvolette però svolgono anche un importante ruolo chiave nel sistema climatico terrestre, contribuendo a regolare la temperatura del Pianeta, attenuando riscaldamento globale ed effetto serra. Eppure, da un recente studio condotto da Joel Norris della Scripps Institution of Oceanography con dei suoi colleghi e pubblicato sulla rivista Nature, l’intensità del riscaldamento globale è stata tale da aver causato lo spostamento di alcuni gruppi cruciali di nuvole.

La ricerca è ancora in una fase iniziale di comprensione della relazione tra i cambiamenti climatici e le nuvole, e molti punti di domanda attendono una riposta certa dato che non tutti gli spostamenti saranno negativi. Le nuove posizioni acquisite da certe nubi potrebbero rivelarsi utili per fronteggiare l’effetto serra. Le nuvole sono considerate da sempre un bene per il sistema climatico, ma per i ricercatori anche una terribile fonte d’incertezza. La loro presenza e la loro intrinseca funzione di attenuare il riscaldamento globale non permette di stimare con esattezza i livelli effettivi di quest’ultimo, rassegnandosi a dover sempre fare delle approssimazioni.

Inoltre, le loro piccole dimensioni e i facili cambiamenti di forma le rende difficili da rappresentare con precisione nei modelli climatici. Anche con l’utilizzo di satelliti meteo il problema è lo stesso non essendo programmati per produrre documentazioni a lungo termine da confrontare a distanza di tempo. Questo senza contare le sostituzioni o cambi di orbita di alcuni. Lo studio di Norris e colleghi ha provato a sorpassare queste incertezze analizzando i dati in loro possesso dal 1980 ad oggi, concentrandosi nell’osservazione di schemi presenti in diversi modelli climatici e che la nostra comprensione della fisica atmosferica riesce a supportare. Queste osservazioni hanno mostrato come la principale area di stanziamento delle nubi nelle medie latitudini per entrambi gli emisferi si è spostata verso i due poli, oltre che ad alzarsi di altezza, espandendo l’area di siccità nelle regioni subtropicali. Nelle alte latitudini vicino ai poli, invece, la radiazione solare è diminuita e le nubi hanno meno radiazioni da riflettere verso lo spazio.

L’aumento di altezza invece comporta che la maggior parte delle radiazioni normalmente assorbite e rimesse nella superficie terrestre, resti intrappolata dalle nuvole creando un effetto che è molto simile a quello serra. Molti punti devono ancora essere studiati, approfonditi e accertati, come quello riguardante le eruzioni vulcaniche e i loro effetti dato che anche nella fase di post eruzione vulcanica, chiamata “di recupero”, le nuvole si spostano. Inoltre, al momento lo studio non prende in considerazione i cambiamenti delle nubi basse nelle regioni subtropicali. Di certo un primo passo verso una migliore comprensione di come le nuvole cambieranno insieme al clima è stato fatto, mettendo al contempo a nudo i limiti delle documentazioni satellitari e anche la pochissima preparazione che abbiamo per affrontare e rilevare i segnali che il mondo naturale ci sta dando.

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